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Sacerdoti millennials, il cambiamento di cui la Chiesa aveva bisogno?

© THE RECORD CC
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di Alvaro Díaz

Poco tempo fa è uscito un articolo sulla rivista Time su un fenomeno sempre più comune negli Stati Uniti: l’aumento del numero di seminaristi e sacerdoti millennials.

Per chi non sa cosa sia un millennial, è l’aggettivo che si usa per chi è nato tra gli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Sono coloro che sono diventati adulti col cambiamento di millennio in un’epoca di picco economico e sviluppo tecnologico vertiginoso. Le loro caratteristiche sono quelle di chi vive nell’epoca delle nuove tecnologie e comunicazioni. In genere sono attivi su varie reti sociali, i loro rapporti si basano su dispositivi mobili, sono attenti a varie cose allo stesso tempo, vogliono flessibilità per non dover rispettare degli orari, tempo per viaggiare, per avere una vita sociale, per il divertimento, per l’ozio, e quando arrivano in un luogo che elimina queste possibilità si sentono frustrati e infelici.

E questi giovani, presenti in tanti ambiti della società, arrivano anche nei seminari e nelle comunità religiose, senza smettere di sorprendere e di richiamare l’attenzione, perché rompono i paradigmi dei profili tradizionali. Non è quindi raro trovarli su Facebook, su YouTube, perfino nei reality show, a mettere in luce i loro talenti, ecc. Sembrerebbe che ci sia un affanno di pubblicizzazione del fatto che ci siano sacerdoti con questo profilo e di questa generazione, come se fosse qualcosa di utopico, innovativo o strano.

Cosa dice questo fenomeno della vocazione sacerdotale e religiosa oggi? Sarà un segno di un vero rinnovamento della vita consacrata?

Ha sicuramente a che vedere con un rinnovamento e direi anche una rivoluzione, ma non come la pensano molte persone che aspettano il momento in cui i sacerdoti saranno più flessibili, più liberali, e non saranno legati alle norme che ritengono anacronistiche e arcaiche, tra le quali ad esempio la questione del celibato. Chi la pensa così non capisce la vocazione come dono di Dio, intendendola come costruzione dell’essere umano. Essere sacerdoti non è una mera professione, un ufficio che è di moda in certi momenti, non è una carriera tra le tante che si possono scegliere in base a capacità, gusti e inclinazioni.

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