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Siamo sicuri che i figli non si facciano per via della crisi economica?

@DR
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Quali sono le condizioni che ci permettono, davvero, di mettere al mondo i figli? Quale visione della vita, dell'amore, del lavoro?

Non è vero che non si fanno figli per colpa della crisi economica. E non è vero che i giovani fuggono dall’Italia per colpa della disoccupazione. Incredibile ma vero, le due notizie – che clamorosamente demoliscono due dogmi dell’odierno pensiero comune, politico e culturale – appaiono tra le righe del più politicamente corretto dei quotidiani borghesi: il Corriere della Sera. E, devo dire, la scoperta mi ha messo incredibilmente di buon umore, cosa che raramente capita nella lettura mattutina dei giornali.

La prima buona notizia è nell’intervista a Patrizia Farina, demografa dell’Università Bicocca di Milano. Intervistata da Alessandra Arachi, commenta i dati diffusi ieri (il 28 novembre 2017 n.d.r.) dall’Istat, che parlano di un calo di 100 mila nascite  in otto anni.

“L’Istat”, nota Farina, “ci fa vedere che la riduzione del numero dei primi figli è responsabile al 57 per cento del calo complessivo della fecondità”.

Quindi? Continua la demografa:

“E’ un numero che abbatte in maniera evidente l’idea che non si fanno figli per problemi economici. I problemi economici – che pure esistono – frenano l’idea di fare un secondo o un terzo figlio. Ma quando non si mette al mondo il primo figlio lo si fa principalmente per tanti altri motivi”.

Suggerisce, poi, che quando la statistica parla di “fecondità, dovrebbe anche indagare gli aspetti relativi agli uomini, la loro fertilità, i loro desideri, le loro aspettative”.

Poco più avanti, un articolo del bravo Federico Fubini racconta un altro fenomeno che smentisce un altro inossidabile assioma: c’è la crisi, manca il lavoro, i nostri ragazzi, i migliori ovviamente, fuggono all’estero. Falso. Il 2017, ricorda Fubini, ha segnato l’inizio dell’uscita dalla crisi. Il Pil cresce.

La velocità con cui si sono creati nuovi posti di lavoro è sorprendente. Vi risparmio le cifre, ma è così. Eppure la Gran Bretagna, nonostante la Brexit, registra flussi di arrivo in crescita dall’Italia. Non è successo con i portoghesi, gli spagnoli, gli ungheresi che, man mano che la crisi morde meno, hanno lasciato la terra inglese per tornare a casa. Greci e italiani no. Continuano ad andare a Londra, fregandosene delle analisi apocalittiche su Brexit, dell’Ema che trasloca, della sterlina, dell’isolamento inglese.

Perché?

Perché, come altre volte ho scritto in questo spazio, la crisi economica e le statistiche non spiegano tutto. Perché i soldi non rispondono a tutto. L’uomo non è solo materia. Certo che i soldi condizionano la vita delle persone. Eccome. Ma non sono l’unica motivazione di una scelta. Nemmeno la principale. E non sono l’unico condizionamento, l’unico fattore che impedisce una scelta.

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