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Pregare col corpo

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In “Le corps, un chemin de prière” [“Il corpo, un cammino di preghiera”] (Tallandier), la laica Annick Chéreau e il frate carmelitano Pierre Milcent esplorano il bistrattato rapporto tra sensazioni corporee e preghiera.

Difficile sfilare accanto all’ingordigia occidentale per le filosofie orientali e uscirne indenni: corsi di yoga, sedute di reiki, conversioni al buddismo… Le tradizioni orientali hanno il vento in poppa da quasi mezzo secolo, laddove al contempo il numero dei cristiani scema, in Occidente. Eppure la ricerca dell’armonia del corpo e dello spirito non è estranea alla tradizione cattolica. È partendo da questa constatazione è che Le corps, un chemin de prière (Tallandier) è stato scritto.

È pure frutto dell’intensa vita spirituale dei suoi due autori, che animano la comunità religiosa de La passerelle. Annick Chéreau e Pierre Milcent si appoggiano, nella loro riflessione, agli scritti di santa Teresa d’Avila. La carmelitana spagnola, dottore della Chiesa, differenziava la preghiera che si esprime vocalmente (il canto, la preghiera vocale…) e l’orazione silenziosa. Per lei, quest’ultima può anche prendere più di una forma. Essa è quindi mentale quando i nostri pensieri sono attivi a mezzo della recita di formule, o di riflessioni interiori, ma talvolta è unicamente contemplativa.

Lasciare posto a Dio

È a questo stadio contemplativo, detto “orazione”, che s’interessa l’opera menzionata: l’essere “in una pura attitudine di ricevere”, come diceva san Giovanni della Croce. Per ottenere questo difficile vuoto interiore, necessario a siffatta forma di preghiera, gli esercizi di respirazione e una migliore percezione delle sensazioni del nostro corpo sono indispensabili. Ciò al fine di aprirsi pienamente e di lasciare posto a Dio.

Così, oltre a condurre il lettore verso un rinnovamento della sua spiritualità e verso una più grande prossimità a Cristo, l’opera dissemina delle chiavi per realizzare un viaggio che condurrà a un approfondimento della conoscenza di sé tramite un benefico percorso interiore. È dunque un approccio originale nel quale il corpo ha un posto primordiale. La convinzione degli autori è in effetti che il corpo, creato a immagine di Dio, non debba essere tralasciato. È dunque urgente tornare ad apprendere come se ne percepiscono le sensazioni.

Il lettore però non s’immagini di trovarvi un’opera teorica austera, quanto piuttosto un piccolo saggio, un manuale pratico e protrettico. Esso ci mostra che il cattolicesimo offre molteplici vie al fine di permettere la distensione nell’amore del Signore. Il merito di questo piccolo saggio è dunque di rimettere in luce una di queste vie meno note. Quella della preghiera contemplativa, di cui il silenzio può tuttavia sembrare talvolta esigente, in un mondo assordante. Eppure il silenzio è necessario al respiro dell’anima.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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