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Perché si celebra la Messa del Settimo Giorno dalla morte?

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Da dove deriva questa tradizione? Qual è il significato del numero 7 nella nostra liturgia?

La Chiesa prega da sempre per i fedeli defunti, chiedendo a Dio che conceda il riposo eterno alla loro anima. Il motivo è la fede cattolica nel Purgatorio: come senza la santità nessuno può vedere Dio (cfr. Eb 12, 14), non tutte le persone che sono state salvate, quando partono da questa vita, entrano immediatamente in Cielo. Le nostre preghiere sono loro estremamente utili, soprattutto la Santa Messa, attraverso la quale si attualizza sui nostri altari il sacrificio di Cristo sul Calvario. Da ciò deriva la tradizione delle Missas pro defunctis, per i defunti, chiamate anche Messe di Requiem, facendo riferimento alle parole con cui i sacerdoti in genere iniziano queste cerimonie: Requiem aeternam dona eis, Domine – “L’eterno riposo dona loro, Signore”.

Nel diritto liturgico antico c’era il costume di celebrare queste Messe nel 3° e nel 7° giorno dalla morte delle persone (oltre che nel 30° e nell’anniversario). Da queste tradizioni si è diffusa la pratica della cosiddetta “Messa del Settimo Giorno”, motivo per il quale è opportuno considerare il significato di questi numeri.

Il numero 3 fa riferimento ai tre giorni in cui Gesù è rimasto sepolto e alla fine dei quali è risuscitato dai morti. Celebrando la Santa Messa nel terzo giorno dalla morte dei propri cari, i cristiani manifestavano la speranza che alla fine dei tempi anche i loro corpi sarebbero risorti alla vita eterna.

Il numero 7 è collegato al settimo giorno della Creazione, quando il Signore “riposò” dopo tutto ciò che aveva compiuto. Si tratta di un’allusione allo shabbat divino, più che appropriata quando preghiamo per il “riposo” eterno di quanti sono partiti da questo mondo. Questo costume è piuttosto antico, perché Sant’Ambrogio di Milano lo spiega nel IV secolo durante una celebrazione per suo fratello di sangue, San Satiro, morto da poco: Nunc quoniam dies septimo ad sepulcrum redimus, ele diz, qui dies symbolum futuræ quietis est (“Ora torniamo al sepolcro nel settimo giorno, che è simbolo del riposo futuro” [1]).

In Brasile, questa pratica ha acquisito ancora più forza per via del clima e dell’estensione del Paese. Per via del clima tropicale bisogna seppellire i morti quanto prima, e visto che non è possibile che tutti i familiari e amici si riuniscano subito dopo la morte, il termine di sette giorni è relativamente sufficiente perché tutti ricevano la notizia e si riuniscano almeno per la Santa Messa del Settimo Giorno.

Manteniamo questa tradizione, perché non è solo una settimana dalla morte della persona cara, ma il giorno del riposo, simbolo della quiete eterna che tutti speriamo di vivere un giorno accanto al Padre.

[1] De Excessu Fratris sui Santyri, l. II, n. 2 (PL 16, 1135).

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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