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Sapete che "O mia bela Madunina" è nata per fare uno scherzo ai napoletani?

Madonnina Milan

By Viacheslav Lopatin | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 04/12/17

L'inno alla Vergine che svetta sul Duomo di Milano è un'invenzione di Giovanni D'Anzi. Che ebbe ispirazione in un night...

La Madunina sbocciò quasi per ripicca ai motivi napoletani (e romani) che nel 1935 spadroneggiavano a Milano. Infatti nei teatri milanesi si tenevano spesso dei veri spettacoli imperniati sulle canzoni: erano delle Piedigrotte napoletane e anche romane.

Una sera al maestro Giovanni D’Anzi, mentre ascoltava i cantanti che snocciolavano motivi napoletani, venne l’idea di fare una canzone in pretto milanese. Rincasato che era ormai l’una di notte si sedette al pianoforte e compose la celebre canzone, una delle poche non scritte insieme all’amico Alfredo Bracchi.

In “O Mia bela Madonina” (edizioni Curci), Giancarla Moscatelli racconta come nacque lo “scherzo” di D’Anzi.

Siamo nel 1935. Passa gran parte dell’estate e il maestro non ha ancora trovato l’idea giusta come alternativa alla “Piedigrotta“, la carrellata di canzoni napoletana che chiudeva gli spettacoli del Trianon. Fino a una sera di metà agosto.

“Per fare qualche soldo…”

Giovanni D'Anzi
Public Domain

«Linda Pini, una famosa star del cinema che non disdegnava di interpretare una canzone – racconta D’Anzi (nella foto) – era la vedette dello spettacolo e mia carissima amica. Tutte le sere, prima di scendere al night, davo un’occhiata allo spettacolo e pensavo: ma guarda questi qui, cantano le bellezze di Napoli e Roma, ma per fare qualche soldo devono venire a Milano!».

Così D’Anzi racconta le prime idee della sua canzone più famosa. Il giorno dopo ne parla con gli amici passeggiando in Galleria, prima di salire in ufficio. C’è chi sorride ma è d’accordo, chi è perplesso perché l’ironia è troppo forte e chi, come il maestro, è convinto che sia la strada giusta.

“Era una mezza matta…”

Passano due mesi. E’ a ottobre la canzone inizia a prendere forma, è la prima volta che D’Anzi scrive le parole. Bacchi, amico e paroliere non se la prende: è ansioso di vedere il risultato di questo “scherzo”.

«E’ una sera, per divertirmi, dico alla Linda Pini: senti, se domani ti porto una canzone in cui si prende un po’ in giro Napoli e Roma, tu me la canti? Così, sai, per vedere le loro facce…! E la Pini che era mezza matta come me, accettò. Quella notte, in tre ore, per fare uno scherzo ai napoletani feci tutto. Portai parole e musica alla Linda e lei, due sere dopo, alla fine dello spettacolo, annunciò una novità, la mia canzone “Madonina”».




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Scritta in 15 minuti

D’Anzi, nella penombra della sala, ascolta più incuriosito che timoroso. Al termine del pezzo, parte qualche timido applauso, per lo più apprezzamento all’indirizzo della Pina. Poi il battimani sale sempre più forte. Il maestro è contento: ha capito che lo spirito della canzone è stato compreso e il pezzo li ha conquistati, quasi fosse un ponte tra nord e sud d’Italia.

Come per quasi tutti i brani che ha composto, non ci ha pensato troppo su. Chi era con lui dice che ci ha messo poco più di un quarto d’ora. Non c’è da stupirsi: le canzoni di D’Anzi nascono dal quotidiano, dai sentimenti genuini, basta far andare d’accordo musica e parole.

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