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E Dio amò la donna

LORELLA CUCCARINI
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“Gesù e le donne”, ecco un argomento buono per una polemica facile facile…

«Gesù e le donne», ecco un titolo che fa vendere a prescindere da ciò che vi stia scritto sotto. Sfortunatamente, parlare di Gesù e delle donne si riduce solitamente a una presa di posizione sul rapporto tra la Chiesa cattolica e le donne. Che ci si adoperi per l’apologia o per la critica, pensare il rapporto di Gesù con le donne porta sempre a interrogare la disciplina della Chiesa cattolica di oggi, e soprattutto riguardo a due aspetti:

  1. Perché non ci sono donne-prete?
  2. Perché i preti sono celibi?

A dire il vero, se l’argomento prende sistematicamente una deriva che va a finire sulla posizione della Chiesa è perché i testi dei Vangeli sono parecchio meno croccanti di quanto vorrebbe la nostra mentalità contemporanea. Anzitutto, è giocoforza constatare che nei suoi insegnamenti Gesù non tocca in alcun momento la differenza uomo/donna e la problematica dell’uguaglianza o della sottomissione. C’è invece la questione del ripudio e dell’indissolubilità del matrimonio (Mt 19), ma a parte questo Gesù non tocca mai la questione del rapporto uomo/donna.

Di fatto, è più negli episodi di incontri con le donne che apprendiamo il suo rapporto con loro. Il passaggio più significativo p forse il lungo dialogo di Gesù con la Samaritana. Questo famoso racconto si trova al quarto capitolo del Vangelo secondo Giovanni. Gesù vi incontra una donna samaritana – per farla corta diciamo che i Samaritani erano una branca separata del giudaismo, ed erano considerati come pagani dai giudei – a mezzogiorno in punto sul muricciolo di un pozzo, e a mo’ di saluto le dice: «Dammi da bere». È una situazione assai delicata, perché in quel momento di canicola non venivano al pozzo se non le persone marginalizzate dalla società, che quindi non avrebbero rischiato di incontrare gli altri, le “persone per bene”, le quali invece si procuravano acqua in ore più clementi. La Samaritana è quindi probabilmente una donna dai facili costumi, o perlomeno supposta tale dagli altri.

Gesù ha dunque vissuto una sorta di incontro amoroso?

Che vuol dire il saluto “dammi da bere”? È possibile che Gesù si fosse innamorato? E se non della Samaritana, non è stato amante della Maddalena, come in molti hanno preteso? Stando ai fatti, niente nei quattro Vangeli permette di dirlo. Sono i testi apocrifi (cioè di origine sconosciuta) che hanno sempre posto siffatte questioni, in particolare il Vangelo di Maria Maddalena, che dice:

Il Signore amava Maria più dei discepoli e la baciava spesso sulla bocca. E Pietro dice: «Sorella, noi sappiamo che il Signore ti ha amata a preferenza delle altre donne».

I vangeli apocrifi non sono dei testi nascosti, solamente dei testi conosciuti e registrati fin dai più antichi tempi della Chiesa, ma considerati marginali perché troppo tardivi e incoerenti coi documenti principali che sono i quattro Vangeli che le comunità hanno riconosciuto fin dal principio come supporti per la conoscenza di Gesù.

Gesù è in un rapporto sereno con le donne

Si può chiosare all’infinito sui rapporti di Gesù con Maria Maddalena e con le altre donne, come pure sulla sua sessualità – si può supporre ciò che si vuole. Eppure si deve pur constatare che Gesù è anzitutto e soprattutto in un rapporto sereno e naturale, con le donne. Gesù vive di fatto semplicemente nella castità. Questa grande parola è oggigiorno confusa con “astinenza”, e talvolta pure con “frustrazione”: non si tratta invece che della definizione del rapporto sapiente tra le persone. La castità è la virtù per la quale vediamo l’altro come un essere differente da noi stessi e che possiamo contemplare con ammirazione. Questa contemplazione dell’altro è semplicemente il senso della parola “rispetto”, che viene da “re-spectare”, cioè “guardare di nuovo” o “a distanza”.

La castità insegnata a Gesù è quindi anzitutto un rispetto, certamente non un disprezzo o una paura, ma una considerazione giusta dell’altro nel valore della sua differenza. Del resto, in diverse lingue romanze il contrario di “casto” suona “in-cesto”, crimine di colui che in modo supremo manca al dovere di giusta distanza con quelli del suo sangue. Allora sì, Gesù ha amato le donne, ha amato ogni persona che ha incrociato. Ma le ha amate come solo Lui poteva amare: senza compromettersi, senza esclusività, in perfetta libertà. Senza dubbio questo delude molti – quelli che trovano Gesù troppo divino per essere uomo e troppo umano per essere Dio – e proprio per questo i Vangeli apocrifi sono stati scritti, per spingere in un senso o nell’altro. Il Gesù della Bibbia, invece, resta semplicemente in equilibrio – per la speranza di alcuni e la delusione di altri.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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