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Il matrimonio è la tomba…della demenza senile!

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Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 02/12/17

Un corposo studio da poco pubblicato dimostra che le persone sposate riducono drasticamente il rischio di demenza senile

Lo dicono a chiare lettere i risultati di 15 studi internazionali raccolti in un’unica ricerca: essere sposati protegge dalla demenza senile e dall’Alzheimer, malattie che sono tra le voci più pesanti dal punto di vista sanitario e sociale.

Ora potremmo lasciare una serie di righe libere, di modo che il lettore possa compilarle da solo con tutte le smentite che gli verranno alla mente!

Saremmo tutti in grado di scrivere battute sulla “tortura” che il coniuge ci infligge, dimostrazioni ineluttabili della demenza precoce che affligge molti di noi coniugati (cioè non noi, ma il nostro coniuge, ovvio!) e via di seguito, con le più classiche schermaglie marito-moglie.

Eppure anche quelle, anche questa leggera tensione, amorosa, benevola, come un piccolo disordine che lasciamo esprimere per poi tornare in armonia, fanno parte dello “stile di vita” da sposati che contribuisce a farci stare meglio più a lungo, anche sul fronte cognitivo e mentale.




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Siamo nell’epoca che sembra osservare tutto attraverso il prisma del benessere, non di rado in maniera quasi idolatra.

Possiamo accettare di prendere la faccenda da questo lato, quello della salute e dello stare bene, traendone poi le dovute conseguenze. Fino ai principi.

Sì, essere sposati, restando fedeli, aumenta il benessere generale della persona ed in particolare riduce di una percentuale sfacciatamente significativa il rischio di demenza senile. Perché?

Per il fatto che comporta di solito abitudini più sane, conduce a comportamenti alimentari migliori, ad una più intensa vita sociale e anche ad una maggiore sicurezza finanziaria.




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Lo studio ha preso in esame 812.047 persone tra sposati, divorziati, vedovi e single con almeno 65 anni di età.

Gli sposati vincono a mani basse: secondo il Journal of Neurology, Neurosurgery e Psychiatry si può seriamente concludere che le persone coniugat godono di una salute cerebrale nettamente maggiore rispetto a chi non lo è.

I soggetti single portano in dote un elevato rischio di demenza che si attesta a circa il 42% in più rispetto a chi ha la fortuna (la grazia?) di godere di una lunga vita matrimoniale. Anche i vedovi, ma forse anche a causa del grande trauma del lutto, ricevono il fardello di un aumento del rischio, che si attesta al 20% in più rispetto alla categoria maggiormente protetta.

Siamo anche nell’epoca della scienza invocata, non sempre a proposito, per dirimere con l’argomento di maggiore autorità dispute di ogni genere: eccoci allora serviti!
La famiglia, quella erroneamente e spregiativamente detta tradizionale, fondata su un matrimonio lungo e fedele, caratterizzata da buone routine, pur essendo da tempo bersaglio della più feroce e metodica campagna di discredito rimane una scelta vincente.


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Infatti i dati, quelli veri, quelli sostanziosi (quasi un milione di persone analizzate dalle America, l’Europa e l’Asia) dicono che tutto sommato fa parecchio bene essere marito e moglie. Gli stessi, dal giorno del sì fino alla vecchiaia, se Dio vuole.

Dichiara la dott.ssa Laura Phipps dell’Alzheimer’s Research UK :

«I coniugi possono aiutare e incoraggiare abitudini salutari, cercare il benessere del loro partner e fornire un importante sostegno sociale. La ricerca suggerisce che l‘interazione sociale può aiutare a costruire una riserva cognitiva – una capacità di recupero mentale che consente alle persone di funzionare più a lungo con una malattia come l’Alzheimer prima di mostrare i sintomi». (…) «rimanere fisicamente, mentalmente e socialmente attivi sono tutti aspetti importanti di uno stile di vita sanoe queste sono cose a cui tutti, indipendentemente dal loro stato civile, possono lavorare».

Che sia allora vero quello che la barbosa Chiesa ripete da secoli? Cose classiche, un po’vintage, come “fidanzatevi”,  “restate casti fino al matrimonio”, “sposatevi”, “restate fedeli”, “sopportatevi quando è il caso, perdonatevi, fate le cose insieme”. Il fatto è che sotto queste istruzioni, come in un codice, sta scritto siate felici! (Ma non sappiamo più decriptare)

Chiediamocelo a 70 anni compiuti, se avremo resistito fino ad allora – solo per quel che sarà dipeso da noi! – con la nostra agrodolce metà, perché verosimilmente avremo la lucidità per farlo.

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