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In che modo i medici accertano una guarigione straordinaria?

José Calderero-Alfayomega.es
hands miracle heal
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Per essere definito miracolo, la commissione di esperti si avvale di 6 step. Un caso di particolare rilievo è quello della regressione dei tumori maligni

Come avviene la constatazione medica di una guarigione straordinaria? Come si muovono le commissioni mediche per sostenere che è scientificamente non spiegabile la scomparsa di un cancro o di una malattia rara?

In I miracoli di guarigione. Teologia e scienza a confronto” (edizioni Cantagalli) Luca Lazzarini spiega le sei tappe che segue ogni commissione prima di pronunciarsi.

1) La diagnosi

La constatazione di una guarigione straordinaria richiede che sia formulata una diagnosi certa e documentata di una patologia grave. La medicina moderna ha aumentato i mezzi diagnostici e quindi le possibilità di giungere ad una diagnosi certa di moltissime delle malattie conosciute.

2) Assenza di terapia

La guarigione, per potersi definire straordinaria, deve essere avvenuta in assenza di terapia efficace, oppure nonostante la manifesta inefficacia delle terapie praticate. Questo criterio diventa con il tempo sempre più importante e restrittivo. Se consideriamo le guarigioni avvenute e certificate a Lourdes nel ‘900, ci imbattiamo in patologie per le quali non si disponeva di nessuna terapia efficace. Il paziente arrivava a Lourdes senza essere stato trattato. Al giorno d’oggi non si contano i tentativi di terapia più o meno inefficace nei confronti di patologie gravi ed invalidanti.

Di conseguenza l’operato delle commissioni mediche si fa sempre più difficile e la dichiarazione di inefficacia delle terapie praticate richiede notevole dispendio di energie e la produzione, da parte del paziente, di una completa documentazione clinica.

Leggi anche: “Ho sentito che Gesù mi guariva. I miei medici testimoniano che la mia guarigione è stata miracolosa”

3) Restitutio ad integrum

La guarigione, per potersi definire straordinaria, deve essere completa. Non sono tali i miglioramenti, anche duraturi, del quadro clinico. Vi sono delle malattie (ad esempio, la tubercolosi), che possono avere prolungati miglioramenti spontanei, talora clinicamente definiti come guarigione. In tali casi, per definirsi straordinaria, la guarigione deve comprendere la totale assenza di esiti anatomo patologici: cioè deve scomparire ogni traccia, anche biologica, della malattia. Si deve pertanto realizzare una completa restitutio ad integrum.

Criterio discutibile

Questo criterio, messo a punto quando la medicina aveva limitate possibilità d’indagine strumentali, microscopiche e molecolari, appare attualmente assai esigente e, secondo alcuni, potenzialmente immotivato.

Prendiamo ad esempio una patologia grave, come ad esempio l’infezione da HIV. Non sarebbe sufficiente per essere considerata straordinaria, la totale ed immediata scomparsa del virus dall’organismo, in assenza di terapia, ma sarebbe “obbligatoria” anche l’immediata e totale scomparsa degli esiti di tale infezione, compresa la scomparsa degli anticorpi che indicano l’avvenuto contatto dell’organismo con il virus?

Si arriverebbe a pretendere degli elementi che travalicano sia la funzione “pratica” della guarigione, ovvero il bene della persona guarita, sia la funzione di segno del miracolo, in funzione di uno schiacciante valore apologetico della guarigione. A parere di molti, questo criterio, come quello dell’immediatezza della guarigione, va considerato con la necessaria elasticità.

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