Aleteia

Il retroscena sul festino gay a base di droga in Vaticano

© CPP/CIRIC
Il celebre Passetto di Borgo è stato riaperto al pubblico dopo il suo restauro. Si tratta di un passaggio fortificato tra il Vaticano e Castel Sant’Angelo, che i Papi prendevano per andare a mettersi al riparo. L’ultimo a prenderlo fu Clemente VII nel 1527.
Condividi
Commenta

Dall'appartamento alla reazione del Papa, sino al cardinale Coccopalmerio. I retroscena dell'episodio raccontati in "Sedevacantisti"

Lo scandalo esplose il 28 giugno 2017.  Un festino gay a base di droga. È quello che hanno scoperto gli uomini della Gendarmeria Vaticana in un blitz all’interno di un appartamento nel Palazzo dell’ex Sant’Uffizio. Proprio lì dove per un quarto di secolo l’allora cardinale Joseph Ratzinger ha svolto il suo incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede prima di essere eletto Papa.

L’inquilino dell’appartamento, stando a quanto raccontano in Vaticano, è monsignore Luigi Capozzi, aspirante vescovo, che svolge le mansioni di segretario del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.

Francesco Antonio Grana in “Sedevacantisti” (Tau editrice) racconta il retroscena della vicenda più scabrosa che si è scoperta nel 2017 tra le mura vaticane.

Continue lamentele

In Vaticano bocche cucite o quasi sull’operazione delicatissima svolta dagli uomini comandati da Domenico Giani. Qualcuno si lascia scappare di essersi lamentato più volte per un continuo via vai dal portone di ingresso, la sera, di persone che erano abituali frequentatori del monsignore fermato.

La strana assegnazione dell’appartamento

All’interno dei sacri palazzi spiegano che l’appartamento dove si consumavano i festini a luci rosse a base di droga non doveva essere assegnato al segretario di un capo dicastero. Si tratta, infatti, di un’abitazione riservata ai superiori: prefetti, presidenti o segretari della Curia romana e non semplici monsignori.

La macchina lussuosa

Così come aveva destato diversi malumori che il presule in questione avesse una macchina lussuosa con la targa della Santa Sede. Anche questo è un privilegio riservato ad alti prelati. Evidentemente, come emerso anche da alcune ricostruzioni fatte in Vaticano, era proprio questo veicolo che consentiva al suo proprietario di trasportare la droga senza essere mai fermato dalla polizia italiana.

Papa infuriato

Si racconta di un Papa a dir poco infuriato quando, una volta arrivata la soffiata e architettata l’operazione della Gendarmeria, seppe che il monsignore era stato colto sul fatto. Tra i condomini del Palazzo dell’ex Sant’Uffizio l’imbarazzo è diffuso, ma anche la rassicurazione che, almeno per il momento, tornerà a regnare un po’ di tranquillità nell’edificio.

Territorio “conteso”

Il suo ingresso principale, infatti, dà direttamente su piazza del Sant’Uffizio che è già territorio italiano ed è fuori da ogni controllo delle Guardie Svizzere e della Gendarmeria. Chiunque, di giorno e di notte, può entrare liberamente in Vaticano da questo accesso senza subire alcun controllo e senza ovviamente essere schedato. Una location perfetta per godere dei privilegi dell’extraterritorialità senza però dover sottostare né ai controlli dello Stato italiano, né a quelli della Città del Vaticano.

Coccopalmerio in pensione?

Sulla vicenda che ha travolto monsignor Capozzi, che era stato anche proposto come vescovo, il Papa vuole che si faccia massima chiarezza. In molti in Vaticano, secondo l’autore di “Sedevacantisti“, ora si attendono che Francesco mandi finalmente in pensione il diretto superiore del prelato protagonista dello scandalo dei festini, ovvero il cardinale Coccopalmerio. Il porporato ha ampiamente superato i 79 anni, ben quattro in più dell’età canonica delle dimissioni, e da poco più di un decennio è alla guida del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.

© Public Domain

Condividi
Commenta
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni