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“Messaggi subliminali” nel Padre Nostro? Il dibattito del momento in Francia!

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Pope Francis leads a Marian Prayer Vigil in St. Peter's Square in Vatican City, October 08, 2016. © Antoine Mekary / ALETEIA

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 24/11/17

Polemica inaudita sulle reti nazionali d'Oltralpe: un “filosofo da salotto” ha esplicitamente accusato la Conferenza Episcopale Francese di aver variato la traduzione del Padre Nostro (che entrerà in vigore da domenica 3 dicembre, prima di Avvento) per “un intento islamofobico”. Sdegnate e vibranti reazioni della blogosfera cattolica, che ha rapidamente costretto il radiocronista a un mea culpa. Dal quale tuttavia emerge ancora più evidente la distanza tra i cristiani e «quanti vivono senza speranza».

Ma ve lo immaginate che cosa accadrebbe se un filosofo di fama perlomeno nazionale, diciamo un Massimo Cacciari, avesse criticato il Padre Nostro in una popolare diretta radiofonica nazionale – per capirci, interloquendo con Linus, con Fabio Volo o con Rossella Brescia?

Va bene, ho esagerato col paragone: benché anche Cacciari non disdegni i salotti mediatici (difatti non c’è niente di male), il Nostro è comunque autore e pensatore di altro calibro rispetto all’omologo d’Oltralpe Raphaël Enthoven – l’uomo che dette origine al caso di cui qui si narra. Analoghi per nobiltà di formazione accademica, il giovane Enthoven ha però presto scelto di lasciare in sordina la vita accademica e di dedicarsi ai giovani delle scuole superiori, lasciandosi tempo e spazio per una crescente presenza mediatica, diventando personaggio televisivo (complice anche la bella presenza) e radiofonico. Nel suo cv non manca la cronaca rosa, essendo stato Enthoven l’ultimo amante di Carla Bruni (la quale gli costò il divorzio dalla figlia di Bernard-Henry Lévy) prima che la modella-cantante italo-francese spiccasse il volo verso l’Eliseo di Sarkozy.

Ecco, ora abbiamo qualche traccia del quadro, che non ci serve per fare gossip bensì per capire come mai un tema così di nicchia come una traduzione liturgica di una conferenza episcopale abbia sfondato il soffitto di cristallo del mainstream: evidentemente non basta parlare di Padre Nostro per destare l’interesse dei grandi media, oppure in Italia tutti starebbero parlando della trasmissione televisiva di don Marco Pozza dedicata appunto alla preghiera di Gesù (tra l’altro ospite fisso della trasmissione sarebbe il Papa, se uno cercasse a tutti i costi il nome da copertina…). Una volta che abbiamo presentato il personaggio definiamo meglio la parte: che cosa è accaduto?




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Per comprendere occorre ancora un antefatto (implicito per i cattolici francesi ma non per gli italiani), ciò per cui una traduzione liturgica può diventare un evento di costume e di attualità. Il nostro collega Eric de Legge ha così sintetizzato:

In un’ora di fascia alta quanto agli ascolti, il filosofo Raphaël Enthoven s’è lasciato andare, martedì, a un’analisi molto personale della nuova traduzione della preghiera del Padre Nostro, quella che deve entrare in vigore a partire dal 3 dicembre prossimo per l’inizio del nuovo anno liturgico, cioè la prima domenica d’Avvento. La frase che i cattolici pronunciano oggi “Et ne nous soumets pas à la tentation” [«E non sottometterci alla tentazione», N.d.T.] diverrà “Et ne nous laisse pas entrer en tentation” [«E non lasciarci entrare in tentazione», N.d.T.]. Questa frase è da sempre oggetto di dibattito tra i teologi, per capire come tradurla al meglio.

I filosofemi di Enthoven, ovvero “il messaggio subliminale della Chiesa”

«Col ghigno e l’ignoranza / dei primi della classe» (F. Guccini), dunque, Enthoven è intervenuto in argomento con una sua personalissima esegesi, giacché (parola sua!) «una preghiera si merita di meglio di un messaggio subliminale». Ma quale sarebbe il messaggio subliminale? Seguiamo in traduzione le sue parole (alleghiamo poi anche la fonte video twittata dall’emittente):

Avete notato la riga che hanno cambiato. “Non sottometterci alla tentazione”. Il problema non è la tentazione, è che hanno soppresso il verbo “sottomettere”, hanno asportato dal testo l’idea di sottomissione. […] La prima cosa che si sa dell’Islam, l’unica nozione che credono di conoscere quelli che non ne sanno assolutamente niente, è che “islam” – si dice – significa “sottomissione”. L’inutile soppressione del verbo “sottomettere” è proprio, a mio modo di vedere, un modo per la Chiesa di premunirsi contro ogni sospetto di affratellamento tra i due culti [sic!]. E i paranoici dell’islamofobia che passano il loro tempo a snidarla di tra mezzo ai Repubblicani doc farebbero meglio a tendere l’orecchio dalla parte giusta, una volta tanto, perché la musica che sornionamente viene suonata contro l’Islam ti spacca i timpani, se ascolti bene. A partire dal prossimo 3 dicembre, tutti i fedeli francofoni che diranno il Padre Nostro proclameranno ogni giorno, sottotraccia: «Da noi Dio non sottomette, noi non siamo mica musulmani, la fede è un atto libero». […] Una preghiera merita più di un messaggio subliminale.

La polemica

E se il nostro collega francese aveva tutte le ragioni di definire «di una violenza inaudita» le dichiarazioni di Enthoven, non sono mancati nella blogosfera d’Oltralpe quanti hanno prontamente rintuzzato il figlioccio di Michel Onfray. Due per tutti – li ricorda anche Eric de Legge –: padre Pierre-Hervé Grosjean (autore di Padreblog) ed Erwan Le Morhedec (autore di Koztoujours).

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