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Social Cross, un’alternativa a Facebook per offrire ai cristiani uno spazio in cui esprimersi liberamente

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Il fondatore si era stancato dell'ostilità del colosso nei confronti dei cristiani

Ci sono numerose alternative a Facebook, molte delle quali per gruppi specializzati, come i fans del Lego o i militari.

Ci sono anche molte alternative cristiane, come Christians Like Me e Awestruck.

Adesso ce n’è anche un’altra, fondata perché chi l’ha ideata constatava un’atmosfera sempre più ostile nei confronti dei cristiani su Facebook.

“I conservatori e i cristiani sono costantemente banditi [da Facebook] perché affermano verità bibliche”, ha affermato Rich Penkoski, fondatore di Social Cross. “Altri gruppi possono invece sputare veleno e Facebook non fa nulla”.

Penkoski ha dichiarato che quando ha postato su Facebook le sue convinzioni basate sulla Bibbia relative all’omosessualità il colosso lo ha bandito per 30 giorni, ed è diventato il bersaglio di molti attivisti LGBT. Lui e la sua famiglia hanno dovuto addirittura trasferirsi per le minacce di morte che avevano ricevuto, ha aggiunto.

“Molti mi hanno detto: ‘Visto che Facebook sta diventando sempre più anticristiano, perché non creiamo una nuova realtà?’”, ha riferito in un’intervista Penkoski, pastore degli Warriors for Christ Ministries di Harpers Ferry (West Virginia, Stati Uniti), aconfessionali. Insieme alla moglie Amanda e a due colleghi ha allora fondato Social Cross, costrattando Pas Softech, con base in India, per costruire il sito.

Social Cross non è semplicemente una reazione a un’esperienza negativa. Ha anche un obiettivo positivo: “collegare i credenti nel mondo per unificarci nella nostra fede”, per usare le parole di Penkoski. “Conversare senza discutere, senza litigare… abbattere i muri che hanno diviso i cristiani in tutti questi anni, per poter arrivare finalmente a un punto in cui poter unificare la nostra fede in Cristo”.

“I dibattiti teologici su Facebook possono degenerare molto rapidamente”, ha osservato Penkoski, veterano della Marina e padre di sei bambini. “C’è molta animosità, molta rabbia. A Social Cross non c’è nulla di tutto questo. Abbiamo battisti, cattolici, mormoni, metodisti… Vanno tutti d’accordo”.

Penkoski stima che il 70% delle interazioni su Social Cross sia legato alla teologia, e il 30% alle condivisioni sulle proprie famiglie.

La rete, ha affermato, si aspetta che i membri rispettino “fondamentalmente standard biblici. Il codice di condotta del sito proibisce qualsiasi uso di profanità, epiteti razziali, materiale sessualmente esplicito o frasi o parole dispregiative”.

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