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Un pastore evangelico lancia una sfida “nella fede” a un prete

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Offrire 50mila pasti al mese ai bambini della discarica di Tananarive: ecco la sfida “nella fede” lanciata dal pastore evangelico Guillaume Anjou al padre lazzarista Pedro Opeka, della fondazione Akamasoa.

Cattolici ed evangelici uniti contro la miseria, in Madagascar. Il padre Pedro Opeka, di origini slovene, è lazzarista. Come vuole il carisma della sua congregazione, ha fatto tesoro dell’esperienza del fondatore della sua congregazione, san Vincenzo de Paoli, esperienza della miseria spirituale e corporale dei più indigenti. La povertà è il campo di battaglia di una lotta quotidiana che egli conduce in seno alla sua fondazione Akamasoa, in Madagascar, da quasi 30 anni.

Lanciandogli la sfida di fornire 50mila pasti al mese per i bambini della discarica di Tananarive, il pastore evangelico Guillaume Anjou, fondatore di Made in compassion, associazione di ispirazione protestante centrata essa pure sull’aiuto a persone in situazione di difficoltà, dice che gli lancia una sfida “nella fede”.

[«Che di qui a un anno possiamo aiutarvi col finanziamento di 50mila pasti al mese. Vogliamo davvero raccogliere questa sfida nella fede con voi e con tutti i nostri benefattori».
«Proprio come dice: è una sfida. È una sfida. Tutto quello che abbiamo cominciato qui è stata una sfida alla paura: ce la faremo? Non ce la faremo? Ma con la convinzione che Dio non abbandona mai i più poveri. E anche gli esseri umani che sono sensibili, che sono credenti, anch’essi non li abbandoneranno. E io mi fido di lei e di tutti i suoi amici, di tutti quelli a cui vi rivolgerete per raccogliere la sfida di questi 50mila pasti al mese. Grazie di tutto, a nome di tutti quei bambini, di tutti quei poveri che potranno mangiare, vivere umanamente. Grazie, Grazie.»]

Ciò facendo, egli sa di toccare corde sensibili per i cristiani: quelle dell’unità. Un’unità «più urgente che mai», de realizzare «nella preghiera e nell’azione in favore dei più deboli», come in modo pressante ha esortato Papa Francesco lo scorso 12 giugno, in occasione dei 50 anni del Rinnovamento Carismatico cattolico a Roma. Quel giorno il Santo Padre aveva auspicato pure la presenza di numerosi rappresentanti del mondo evangelico e pentecostale.

Padre Pedro, con 280 collaboratori malgasci, donne all’80%, “fa girare” oggi praticamente un’intera città di 17mila anime, con nove scuole, tre collegi, un liceo e tre cimiteri. Tre generazioni di costruttori testimoniano l’ampiezza dell’impresa compiuta da Akamasoa (“i buoni amici” in malgascio). Ma “i buoni amici” sono ancora molto lontani dall’autofinanziamento e hanno bisogno di benefattori. Guillaume Anjou dà un anno a Made in compassion, la propria associazione, per poterli aiutare col finanziamento dei 50mila pasti al mese, facendo leva sui benefattori delle sue due associazioni cristiane.

In Madagascar, nel marzo scorso, Made in compassion aveva già potuto aiutare sei ONG locali cristiane a venire incontro a migliaia di persone, in seguito alle devastazioni del terribile ciclone Enawo. Nel mese di giugno, sono più di 1.000 le famiglie che sono state aiutate a Tananarive, grazie all’equipaggiamento di un “Kit Inverno”. Ma l’azione dell’associazione, in tre anni di attività, si è fatta conoscere in molti altri Paesi. Recentemente, in Pakistan offrendo a 1.000 famiglie dei dispositivi per raffreddare acqua e aria; a Saint Martin, Saint-Barthélemy e Haiti, venendo in soccorso alle vittime dell’uragano Irma; infine in Messico, per aiutare le vittime del terremoto.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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