Aleteia

“Tra le donne c’è più consapevolezza. Ma lo Stato deve fare di più per difenderle”

Condividi
Commenta

Intervista a Michelle Hunziker, impegnata nella difesa delle donne vittime di violenza con la Fondazione Doppia Difesa

di Andrea Cauti

Sabato 25 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Da 10 anni Michelle Hunziker è impegnata, assieme a Giulia Bongiorno, con la Fondazione Doppia Difesa Onlus ad assistere, psicologicamente e legalmente, le donne vittime di violenza. Intervistata dall’AGI, la showgirl parla della sua doppia esperienza di donna, nel mondo dello spettacolo oggi al centro delle polemiche per le accuse di molestie al regista Fausto Brizzi e in quello delle associazioni in difesa delle donne.

Dalla sua esperienza personale, può fare un bilancio di questo decennio?

 Con l’associazione ‘Doppia difesa’ abbiamo lavorato sulla consapevolezza delle donne e in 10 anni abbiamo ottenuto molto, a partire dalla legge sullo stalking che, quando abbiamo iniziato, era ancora una parola sconosciuta. Quello che abbiamo fatto è stato essere al fianco le donne vittime di violenze e abusi in un percorso quotidiano, seguendo soprattutto due direttive: fornendo sostegno psicologico e assistenza legale. In 10 anni abbiamo detto alle donne che è sbagliato stare in silenzio, che bisogna denunciare senza vergognarsi e senza avere paura. Adesso, al di là della legge sullo stalking, tra le donne c’è maggiore consapevolezza e questo è molto positivo.

Gli strumenti per contrastare questo fenomeno – giuridici, sociali, ecc. – a disposizione di chi si impegna contro la violenza sulle donne sono sufficienti?

 “Assolutamente no. Noi ci sentiamo in qualche modo tradite dallo Stato. Dall’inizio dell’anno 200 donne sono state uccise per mano di un uomo. Un fenomeno che non si ferma a cui è stato addirittura dato un nome: femminicidio. Quello che è piu’ grave è che se ne parla come se fosse una cosa normale, così come il fatto che i processi durino 7-8 anni e che, nel frattempo, le donne vengono uccise. Il nodo è tutto lì’: lo Stato deve capire che bisogna accelerare i tempi dei processi, oltre a stabilire pene certe e severe che potrebbero di certo essere deterrenti contro le violenze.

La sua associazione sta cercando di portare all’attenzione il problema della lentezza dei processi. Alla festa di Roma avete presentato il video di denuncia ‘Uccisa in attesa di giudizio’ di Andrea Costantini con Ambra Angiolini e Alessio Boni. Alla fine del corto si legge: aspettavano giustizia, e mentre loro aspettavano lui ha colpito di nuovo. Ogni anno troppe donne muoiono in attesa di giudizio

Quest’anno abbiamo deciso di alzare l’asticella e abbiamo iniziato una campagna per ottenere una proposta di legge per accelerare i processi sulla violenza sulle donne. Abbiamo chiamato questa proposta ‘Codice rosso’, come quello che in ospedale dà la priorità ai casi urgenti. I casi di violenza devono avere una corsia preferenziale processuale. Se un processo di corruzione dura due giorni in più, infatti, avremo solo un corrotto in libertà due giorni in piu’. Se lo stesso accade in un processo per violenza sulle donne, quelle 48 ore possono significare un femminicidio in più. Quante donne sono state uccise per i ritardi dello Stato?

Lei è madre di tre femmine. Crede che la violenza sulle donne sia anche un fenomeno culturale e come si può combattere?

Oggi c’è una grande volontà da parte di tutti di parlare del fenomeno della violenza sulle donne e di denunciarlo. Stiamo andando avanti su questa battaglia culturale che inizia dall’infanzia. Siamo noi genitori a dover dare consapevolezza ai nostri figli. Solo attraverso una vera emancipazione nella coppia si può superare il problema. Bisogna far capire ai nostri figli che è sbagliato che una donna subisca abusi, violenze o offese per anni dal compagno in maniera passiva. È’ sbagliato e non va bene, perchè non deve esserci mai una mancanza di rispetto, neppure verbale. Per cambiare la cultura bisogna partire dalle cose banali, dalla quotidianità di una famiglia

Un cambiamento culturale che presuppone anche una consapevolezza da parte della donna. Più facile che accada al Nord o al Sud?

Dalla nostra esperienza abbiamo capito che non è una questione geografica. Le richieste d’aiuto che ci arrivano non si differenziano né per ceto sociale nè per localizzazione: la violenza sulle donne, purtroppo, è un fenomeno diffuso in tutta Italia.
Le denunce contro Weinstein​ negli Usa e Brizzi​ in Italia sono il segno dei tempi che cambiano?
È come una pentola che è stata scoperchiata e le donne hanno iniziato a fare squadra. Molte attrici si sono esposte con coraggio, raccontando le loro esperienze negative, molto intime, rendendosi anche attaccabili. Adesso un ‘maiale’ sa che potrebbe anche essere denunciato e forse sarà un deterrente.

Pagine: 1 2

Condividi
Commenta
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni