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Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 22/11/17

L’Eucarestia

Che dire intorno a questo mistero? Solo la verità. Quello che la Chiesa è incaricata di fare, facendolo riaccadere. Ritroverete in queste pagine fiammeggianti il riverbero della rivelazione alla mistica Catalina Rivas, così almeno mi è parso. E se così non fosse va bene lo stesso perché quelle visioni non fanno che confermare ciò che la Chiesa nel suo magistero dice e consegna da sempre, con una comprensione che nella storia si va approfondendo.




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Al momento dell’Offertorio, il sacerdote presenta sull’altare il pane e il vino per trasformarli davvero nel corpo e nel sangue di Cristo. Lo sottolineo perché ogni tanto sedicenti esperti di teologia (gli stessi che si intendono di calcio e terremoti, suppongo) sostengono che si tratterebbe solo di un simbolo, e non del fatto che di nuovo Cristo ci dà da mangiare davvero il suo corpo. Capisco che sia difficile da credere, lo è per tutti noi. Infatti tanti hanno dubitato in buona fede, ed è questa la ragione di tanti miracoli eucaristici che la scienza non riesce a spiegare, cioè di casi in cui dal pane sono usciti sangue o brandelli di muscolo cardiaco (se lo provochiamo, Dio può essere molto pulp). Su questo punto fondante, però, la fede non può essere fai da te: devi aderire a una realtà che non capisci. (Ibidem, p.102)  

Bellissimo rimettere i piedi nei passi – leggerissimi, lo ribadiamo- che Costanza dice avere imparato, lei per prima, dalla Chiesa, e che ha urgenza, una urgenza missionaria, di far conoscere o riscoprire: prima si ringrazia (di esserci, di essere sani, magari non del tutto, però se siamo lì non siamo morti. E abbiamo mangiato. E probabilmente abbiamo abiti caldi. E così facendo ci accorgiamo di quanti beni siamo riempiti e che diamo per scontati. Invece dobbiamo dare per dati! Sono dati).

E poi arriva il momento cruciale, quello in cui il cielo si apre e Dio entra in quel pane e poi dentro di te, qualcosa che solo intuisco, ma che solo per averlo intuito è diventato il centro della giornata (e chissà come sarà bello quando capirò davvero). Il miracolo più grande di tutti: per Dio non esistono né il tempo né la distanza. In quel momento siamo tutti trasportati ai piedi del Calvario, nel momento della crocifissione di Gesù. In quel momento il cielo è spalancato, ed è davvero il momento di parlare con Dio in modo privilegiatissimo. Per questo non possiamo mai parlare male di un sacerdote (neanche di #+&&zhkj, porca Svizzera), perché le sue mani sono strumento del miracolo più grande dell’universo. (Ibidem, p. 103)

C’è molto da dire sull’Eucarestia, ma soprattutto c’è moltissimo che possiamo lasciarci dire da Cristo stesso e che noi possiamo dire a Lui.

Vi lascio con l’ultima acrobazia alla K. G. Chesterton. Dobbiamo sì presentarci in grazia di Dio, col cuore in ordine e con la vista pulita per contemplarLo, ma poi sarà Lui a potenziare e guarire anche i nostri sensi interiori.

Gesù si è fatto battezzare a Bethabara, il punto più basso della terra; per quanto in basso tu possa scendere, Cristo ti raggiunge. Il suo essersi incarnato ha redento tutto, tutto è salvato. Questa terra è buona, il creato è buono, anche una che mangia un cioccolatino durante la messa ha speranza. Noi mangiamo la carne e il sangue di Dio non perché ce li meritiamo, ma perché possiamo anche noi imparare a dare noi stessi da mangiare agli altri. (Ibidem, p.108)

Ecco cosa possiamo offrire ai poveri, che sono davvero la carne ferita e redentrice di Cristo come ha detto pochi giorni fa il Santo Padre nell’omelia per la Giornata mondiale dei Poveri.

“Perché chi non dà Gesù Cristo dà sempre troppo poco”, disse il Card. Ratzinger ai funerali di Don Giussani. Entrambi, insieme con il Papa, sono nei ringraziamenti che Costanza mette in calce a questo suo sudato, meraviglioso libro. Sì, lo trovo davvero bello e salutare, in tutti i sensi che la parola salus racchiude.

Non so se le ho reso ragione, ma soprattutto se l’ho resa a Nostro Signore, il vero, indiscusso protagonista di queste robuste, divertenti, intensissime pagine. Non può che venirci voglia di diventare loro intimi amici. Di Dio e sì, anche di Costanza e dei suoi confratelli monaci.

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© Costanza Miriano - Il blog di Costanza Miriano

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