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6 caratteristiche di una vera resilienza

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Può essere attivata nei bambini così come in situazioni familiari complesse, ad esempio in presenza di un disabile. E rappresenta la rinascita di una persona dopo un periodo buio

Sei indizi di una vera resilienza. A farceli scoprire è Sergio Astori, autore di “Resilienza” (edizioni San Paolo).

Per resistente, spiega l’autore, s’intende un sistema che non subisce cambiamenti rilevanti se esposto a un evento perturbativo. Resiliente, invece, rinvia a un livello di complessità superiore: l’essere in grado di recuperare il proprio stato, dopo averlo modificato a causa di un evento negativo indotto dall’esterno, e ciò grazie a un processo di cambiamento.

Poi Astori spiega le caratteristiche della resilienza anche attraverso esempi pratici.

1) Il trauma dei bambini

Un gruppo di insegnanti messi a dura prova dall’irruzione delle scene dell’11 settembre 2001 dentro la loro scuola perde la capacità d’ascolto dei bimbi loro affidati. Gli adulti sotto shock non sono più in grado di sentire le voci dei propri alunni. Soprattutto di aiutarli a interpretare le drammatiche immagini.

Sulle prime a farne le spese è la capacità di apprendimento dei piccoli. In realtà si scoprirà che è stato perso ben di più: il senso di fiducia. Piano piano il dolore nascosto nel buio dei ricordi ha prodotto un disagio che riguarda l’intera comunità scolastica. È diventato necessario dargli ascolto e voce.

Le peggiori forme di sofferenza e di cordoglio sono quelle affrontate dai bambini, ed è compito anzitutto degli adulti mantenere vivo il legame educativo con i più piccoli.Dotare di un significato un evento critico, che colpisce insieme grandi e piccini, è un processo fondamentale su cui si fonda una resilienza relazionale.

La resilienza non è solo la capacità dell’individuo di riprendersi da situazioni traumatiche, perché inevitabilmente si realizza attraverso i sostegni culturali e sociali che la persona incontra.

2) Come il sistema immunitario

La resilienza è stata paragonata al sistema immunitario, quella rete integrata di mediatori e funzioni costantemente e silenziosamente all’opera per prepararci a difenderci dagli insulti alla nostra integrità.

L’immagine presa a prestito dalla biologia è utile perché il sistema immunitario è costituito tanto da una parte innata (deputata a combattere immediatamente e distruggere gli agenti esterni penetrati nei nostri tessuti) quanto da una parte acquisita (più lenta ma capace di adattarsi a ciascuna infezione).

Immaginiamo così la resilienza: una rete, una costellazione di comunicazioni, di condivisioni, di memorie. Può essere ferita da situazioni di stress, dalla paura e dai conflitti, ma risponderà se le persone sofferenti saranno incoraggiate a condividere i loro stati d’animo e verranno sostenute nel riconoscere a se stesse che hanno anche “la stoffa” della resilienza. Lo si può fare attraverso il racconto intimo di un percorso terapeutico che anzitutto renda protagonisti e non vittime.

3) Il ruolo della famiglia

È resiliente chi accetta di affrontare un viaggio. La scoperta di una forma di disabilità in famiglia è spesso un punto di partenza per un percorso “altrove”. Malgrado gli inevitabili smarrimenti, la famiglia è il luogo decisivo delle comunicazioni e degli scambi, il luogo attraverso il quale apprendiamo l’equilibrio tra la capacità di conservare (tradizioni, valori e credenze) e quella di rinnovare, facendo fronte anche alle avversità.

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