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Louis Braille, il musicista cattolico cieco che ha permesso la lettura tattile

Melissa | CC BY ND 2.0 | Public Domain

Jean Elizabeth Seah - pubblicato il 20/11/17

Inventò il suo metodo di lettura e scrittura usando lo stesso strumento che gli era costato la vista

Tutti conoscono il compositore classico cattolico Beethoven, ma sapevate che anche l’inventore del metodo Braille era un musicista brillante e un devoto cattolico?

Louis Braille era figlio di un conciatore della cittadina francese di Coupvray. A tre anni, cercando di imitare il padre, prese un punteruolo per fare dei fori in un pezzo di pelle. Premette forte il punteruolo ma questo schizzò via dalla pelle, perforandogli l’occhio.

Non si riuscì a trovare una cura, e il bambino soffriva terribilmente visto che l’occhio si infettò. L’infezione si diffuse poi anche all’altro occhio. A cinque anni, Louis era diventato completamente cieco. “Perché è sempre buio?”, continuava a chiedere ai suoi genitori, non capendo che non avrebbe visto mai più.

Il padre intagliò dei bastoni per lui e gli insegnò come muoversi indipendentemente. Gli insegnanti e i sacerdoti di Coupvray erano colpiti dalla sua precocità e dalla perseveranza che mostrava, e quando era adolescente raccomandarono Louis per l’Istituto Reale per i Giovani Ciechi, una delle prima scuole per non vedenti al mondo, fondato dal filantropo Valentin Haüy, che non era cieco.

Gli alunni imparavano a leggere usando lettere in rilievo in un sistema creato da Haüy, ma produrre i libri era un processo complicato, e quando la scuola aprì i battenti aveva solo tre studenti. I bambini non riuscivano neanche a scrivere usando un sistema simile. Il padre di Braille gli fabbricò un alfabeto di pelle spessa, di modo che potesse scrivere a casa avvalendosi di quelle lettere.

A 12 anni Braille aveva imparato un sistema di comunicazione fatto di punti e trattini impressi sulla carta, ideato dal capitano Charles Barbier perché i soldati potessero diffondere le notizie di notte senza parlare o usare la luce. Il sistema era stato respinto dai militari perché ritenuto troppo complicato.

Per tre lunghi anni, Braille lavorò assiduamente per sviluppare un sistema simile ma più semplice per i non vedenti, usando un punteruolo, lo stesso strumento che lo aveva reso cieco.

“L’accesso alla comunicazione nel senso più ampio è l’accesso alla conoscenza, e questo è estremamente importante per far sì che la gente non provi per noi [non vedenti] disprezzo o senso di condiscendenza. Non abbiamo bisogno della pietà, né che ci venga ricordato che siamo vulnerabili. Dobbiamo essere trattati come pari – e la comunicazione è il modo per riuscirci”.

Alla fine, dopo alcune revisioni, Braille a 15 anni ideò un alfabeto per i non vedenti. Lo pubblicò cinque anni dopo, estendendolo a includere simboli geometrici e notazioni musicali. Braille era un grande appassionato di musica, ed era un violoncellista e organista di talento. Dal 1834 al 1839 fu organista della chiesa di Saint-Nicolas-des-Champs di Parigi, e in seguito presso la chiesa di San Vincenzo de’ Paoli. Fu invitato a suonare l’organo nelle chiese di tutta la Francia.

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