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È vero che i morti restano a “dormire” in attesa del giudizio finale? No!

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Monsignor Henrique Soares da Costa - pubblicato il 16/11/17

Proprio per questo, San Paolo dice che preferisce congedarsi da questa vita terrena per andare a stare con Cristo: “Siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore” (2 Cor 5,8).

Qui appare chiaramente che la fine dell’esistenza terrena porta immediatamente ad abitare accanto al Signore. Non bisogna dormire: morire è andare a stare immediatamente con il Signore, per questo San Paolo preferisce morire subito! Chi è morto prima della venuta di Cristo nella gloria già vive con il Signore. L’apostolo aggiunge in un’altra lettera:

“Per me il vivere è Cristo e il morire guadagno. Ma se il vivere nella carne porta frutto all’opera mia, non saprei che cosa preferire. Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio” (Fl 1,21ss).

Si noti che ciò che conta è “vivere è Cristo”: la morte non è un guadagno in se stessa, ma solo se è un partire per stare subito con Cristo. Una morte che fosse separazione da Cristo o interrompesse la comunione con Lui non sarebbe un “guadagno” per Paolo. La morte è desiderabile solo perché permette di entrare nella pienezza della comunione con Cristo, che costituisce l’obiettivo ultimo della speranza cristiana.

In altri sette testi paolini l’espressione “con Cristo” appare con questo significato. Ad esempio, “Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. (…) Quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore” (1 Ts 4, 14.17).

“Poiché Dio non ci ha destinati alla sua collera ma all’acquisto della salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi, perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui” (1 Ts 5, 9-10).

Altri testi sono 2 Cor 4,14; 13,4; Rm 6,8; 8,32.

Stare con il Signore esprime la salda certezza della comunione con Cristo subito dopo la morte! Se stare con Cristo fosse possibile solo nella parusia (venuta di Cristo), il meglio per Paolo non sarebbe partire! Partire per rimanere a dormire? Partire è un bene solo perché è per stare con Cristo!

Riassumendo: nel Nuovo Testamento appare chiarissimo che subito dopo la morte partiamo per stare con Cristo. Sbagliano allora quanti affermano che dopo la morte rimaniamo a dormire fino alla resurrezione finale. Affermare che dopo la morte rimaniamo a dormire è dimenticare che Cristo è risuscitato, che con Lui risuscitiamo alla vita. Sbagliano in modo grave anche i reincarnazionisti, che pensano che dopo la morte si resti a vagare fino a reincarnarsi di nuovo. Sarebbe disconoscere che né la morte, né la vita né alcuna creatura potrà separarci dall’amore di Cristo (cf. Rm 8, 39).

Per concludere, cito un importante testo del Magistero della Chiesa, la costituzione Benedictus Deus di Papa Benedetto XII, del XIV secolo, che ha insegnato chiaramente e in modo infallibile quanto segue:

“Noi, con la forza dell’autorità apostolica, definiamo che in base alla disposizione generale di Dio le anime di tutti i santi che hanno lasciato questo mondo prima della passione di Nostro Signore Gesù Cristo e quelle dei santi apostoli, dei martiri, dei confessori, delle vergini e degli altri fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, e nei quali non c’è più niente da purificare quando sono morti, e non ci sarà neanche nel futuro, quando moriranno, o nel caso in cui abbiano qualcosa da purificare, una volta purificato, visto che sono stati purificati dopo la sua morte (…) immediatamente dopo la morte e la purificazione – se ne avessero bisogno – prima di riassumere il proprio corpo e del giudizio universale, dopo l’ascensione di nostro Signore Gesù Cristo in Cielo, erano, sono e saranno in Cielo, nel Regno di Dio e nel paradiso celeste, con Cristo…”

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giudizio finaleinfernomorteparadiso
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