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Chiesa e massoneria: è possibile una qualche vicinanza?

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L’evento del colloquio di Siracusa, svoltosi nei giorni scorsi, è utile a ripercorrere le ragioni storiche che hanno accompagnato la nascita della libera muratoria, ma pure a ricapitolare le ragioni dell’inconciliabilità tra l’obbedienza liberatrice a Cristo e quella a una loggia: il Signore è un Dio geloso – e difende i propri diritti.

Quale Anticristo fuggire

E fa tenerezza, in tal senso, ricordare la relazione del Gran Maestro Sergio Rosso, che per quasi venti minuti aveva magnificato le numerose opere di carità compiute dalla massoneria, scendendo nel dettaglio fin dove il commovente e il patetico si toccavano: «Paghiamo il podologo ai senza tetto», «Offriamo assistenza psicologica ai mariti violenti [salvo ammettere che i mariti violenti non sono inclini ad accettare l’aiuto…]» e via dicendo.

In realtà, mentre già ascoltandolo sgorgavano in me le obiezioni che mons. Staglianò avrebbe così appassionatamente enunciato, mi sono ricordato del divino Solov’ëv, che sulla soglia del secolo XX vide le metamorfosi postmoderne dell’Anticristo, il quale non perseguita, non combatte, non schiaccia più la Chiesa, bensì tenta di corromperla con un discorso così suadente e pieno di apparente buonsenso che appare malfidato e malevolo chi nutra diffidenza nei suoi confronti. Così il grande e visionario precursore del cammino ecumenico descriveva l’Anticristo che deve mostrarsi negli ultimi tempi:

Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione e non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi a una severa sorveglianza; le società protettrici degli animali furono da lui incoraggiate in tutti i modi. La più importante di queste sue opere fu la solida instaurazione in tutta l’umanità dell’uguaglianza che risulta essere la più essenziale: l’uguaglianza della sazietà generale. Questo evento si compì nel secondo anno del suo regno. La questione sociale, economica, fu definitivamente risolta. Ma se la sazietà costituisce il primo interesse per chi ha fame, per quelli che sono sazi sorge il desiderio di qualche cosa d’altro.

Perfino gli animali, quando sono sazi, vogliono di solito dormire, ma anche divertirsi. Tanto più l’umanità, che sempre post panem ha reclamato circenses.

E dopo i circenses l’Anticristo pensa anche ai bisogni dello Spirito, e per questo raccoglie in un grande concilio universale i cristiani di tutte le denominazioni, proponendo una coartata e atea formula d’unione. Entrato al suono della “marcia dell’umanità unita” (l’inno imperiale e internazionale), l’Imperatore/Anticristo si rivolse ai cattolici, agli ortodossi e ai protestanti:

Cristiani di tutte le confessioni! Miei amatissimi sudditi e fratelli! Fin dagli inizi del mio regno, che l’Altissimo ha benedetto con opere così meravigliose e gloriose, non una volta ho avuto motivo di essere scontento di voi; voi avete sempre fatto il vostro dovere secondo fede e coscienza. Ma questo per me non basta. Il sincero amore ch’io provo per voi, fratelli amatissimi, anela di essere ricambiato. Voglio che non per senso di dovere, ma per un sentimento di amore che viene dal cuore, voi mi riconosciate per vostro vero capo, in ogni azione intrapresa per il bene dell’umanità. E così oltre alle cose che faccio per tutti, vorrei darvi un segno di particolare benevolenza. Cristiani, come potrei io rendervi felici? Che posso darvi non come miei sudditi, ma come miei correligionari, miei fratelli? Cristiani! Ditemi ciò che vi sta più a cuore nel cristianesimo affinché io possa dirigere i miei sforzi in questa direzione

Seguirono, come è noto, proposte di valorizzazione di quanto l’Imperatore reputava essere “il cuore del cristianesimo”, rispettivamente, per cattolici, ortodossi e protestanti. Ogni volta che finiva di formulare le sue magnifiche proposte, la maggior parte del gruppo interessato scivolava da dietro al proprio legittimo pastore e ingrossava le fila dell’Anticristo. I tre archimandriti universali (che fin nei nomi richiamano l’autorità apostolica primitiva) restarono immobili senza rispondere, stringendo in mano il pastorale, facendo impercettibili gesti di scetticismo. E continua con l’Imperatore che si rivolga ancora agli incontentabili, l’immortale racconto di Solov’ëv:

Con accento di tristezza, l’imperatore si rivolse a loro dicendo:«Che cosa posso fare ancora per voi? Strani uomini! Che volete da me? Io non lo so. Ditemelo dunque voi stessi, o cristiani abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi, condannati dal sentimento popolare; che cosa avete di più caro nel cristianesimo?».

La risposta venne dallo starets Giovanni, che «simile a un candido cero si alzò in piedi». In essa possono riassumersi senz’altro aggiungere la ragioni della scomunica alla massoneria e al contempo l’offerta che anche ai massoni la Chiesa sempre continua a fare:

Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui Stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità. Da te, o sovrano, noi siamo pronti a ricevere ogni bene, ma soltanto se nella tua mano generosa noi possiamo riconoscere la santa mano di Cristo. E alla tua domanda che puoi tu fare per noi, eccoti la nostra precisa risposta: confessa, qui ora davanti a noi, Gesù Cristo Figlio di Dio che si è incarnato, che è resuscitato e che verrà di nuovo; confessalo e noi ti accoglieremo con amore, come il vero precursore del suo secondo glorioso avvento.

L’Imperatore, come è noto, non accolse la richiesta e anzi si scatenò nella sua apocalittica violenza… ma un povero frammassone qualunque, invece, se non è l’Anticristo e davvero vuole vivere nella Chiesa, trova in queste parole la via per superare la confusione del suo stato.

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