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Papa Francesco: la Messa è preghiera, è l'incontro con Gesù

Pope Francis Audience

Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Radio Vaticana - pubblicato il 15/11/17

Così il pontefice durante la catechesi di oggi a Piazza San Pietro

di Adriana Masotti

E’ al significato e al valore della santa Messa che il Papa dedica la sua catechesi all’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, proseguendo la riflessione cominciata mercoledì scorso.

La Messa è preghiera per eccellenza, afferma subito, la più alta e nello stesso tempo la più ‘concreta’ perché è “l’incontro d’amore con Diomediante la sua Parola e il Corpo e Sangue di Gesù”. Ma c’è una domanda a cui bisogna rispondere: che cosa è la preghiera? “Essa, dice, è anzitutto dialogo, relazione personale con Dio. E l’uomo è stato creato come essere in relazione personale con Dio.

Noi tutti, continua, fatti a immagine e somiglianza di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, “siamo stati creati per entrare in una relazione perfetta di amore, in un continuo donarci e riceverci per poter trovare così la pienezza del nostro essere”.

Francesco cita l’episodio di Mosè a cui, dal roveto ardente, Dio rivela il proprio nome: «Io sono colui che sono». E spiega che questa espressione esprime presenza e favore. Anche Cristo, quando chiama i suoi discepoli, li invita a stare con Lui.

“Questa dunque è la grazia più grande: poter sperimentare che la Messa, l’Eucaristia è il momento privilegiato per stare con Gesù, e, attraverso di Lui, con Dio e con i fratelli”.

Pregare è anche saper rimanere in silenzio, spiega il Papa, e a braccio aggiunge: “E quando noi andiamo a Messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a me. Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il  momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù. Ma il silenzio è tanto importante. ricordatevi quello che ho detto la settimana scorsa: non andiamo ad un uno spettacolo: andiamo all’incontro con il Signore e il silenzio ci prepara e ci accompagna. Rimanere in silenzio insieme a Gesù”.

Pregare è saper dire “Padre”, “cioè mettersi alla presenza di Dio con confidenza filiale riconoscendo il bisogno di essere  istruiti: insegnami a pregare, Signore.

“Questo è il primo punto: essere umili, riconoscersi figli, riposare nel Padre, fidarsi di Lui. Per entrare nel Regno dei cieli è necessario farsi piccoli come bambini. Nel senso che i bambini sanno fidarsi, sanno che qualcuno si preoccuperà di loro, di quello che mangeranno, di quello che indosseranno e così via. Questo è il primo atteggiamento: fiducia e confidenza, come il bambino verso i genitori; sapere che Dio si ricorda di te e si prende cura di te, di te, di te, di tutti”.

Il secondo punto importante èlasciarsi sorprendere, prosegue Francesco che domanda: nella nostra relazione con il Signore ci lasciamo meravigliare “o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli?” E insiste: “l’incontro con il Signore è sempre un incontro vivo, non è un incontro di museo. È un incontro vivo e noi andiamo alla Messa non a un museo”.

Si legge nel Vangelo che Gesù, dialogando con Nicodemo, parla della necessità di “rinascere dall’alto”. E il Papa domanda: ma si può rinascere? “Tornare ad avere il gusto, la gioia, la meraviglia della vita, è possibile, anche davanti a tante tragedie? Questa è una domanda fondamentale della nostra fede e questo è il desiderio di ogni vero credente: il desiderio di rinascere, la gioia di ricominciare. Noi abbiamo questo desiderio? (…) Infatti si può perderlo facilmente perché, a causa di tante attività, di tanti progetti da mettere in atto, alla fine ci rimane poco tempo eperdiamo di vista quello che è fondamentale: la nostra vita del cuore, la nostra vita spirituale, la nostra vita che è incontro con il Signore nella preghiera”.

Il Signore, conclude il Papa, ci sorprende mostrandoci che Egli ci ama anche nelle nostre debolezze. E proprio nell’Eucaristia in cui Gesù è vittima di espiazione per i nostri peccati, Egli incontra la nostra fragilità “per riportarci alla nostra prima chiamata: quella di essere a immagine e somiglianza di Dio”.

QUI L’ORIGINALE

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