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Conosci la fiaba delle mani di Dio del grande poeta Rainer Maria Rilke?

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Flickr.com/monkeyshine

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 15/11/17

E' un racconto su Dio e su come sia difficile tenere sotto controllo…la sua Creatura

Tredici racconti che indagano sul rapporto tra Dio e l’uomo. Sul Creatore e l’irrequietezza della sua Creatura.

“Storie del buon Dio” (edizioni Paoline)del poeta e scrittore boemo Rainer Maria Rilke, tra ironia e delicatezza descrive l’origine dell’Uomo e la difficoltà di Dio a capire la sua creazione. E lo fa soprattutto con una delle fiabe più belle dal titolo: “Il racconto delle mani di Dio‘”.

L’autore dialoga con la sua vicina che gli dice come spesso le sue figlie le chiedano curiosità su Dio. «Il buon Dio parla anche cinese?», e ancora: «Com’è fatto il buon Dio?”. «Oppure domandano delle mani del buon Dio, ma com’è possibile? ».

La donna fatica a rispondere e a “compensare” ci pesa Rainer-narratore che le spiega quanto sia stato difficile concepire l’uomo…proprio con le sue mani…

Il litigio tra le mani

Mentre lo modellava d’un tratto Dio scorse qualcosa precipitare nello spazio: era una cosa scura, che dalla direzione sembrava provenire dal suo fianco.

Colto da un brutto presentimento, richiamò le mani. Queste gli apparvero coperte d’argilla, calde e tremanti.

– Dov’è l’uomo? – gridò loro.

Allora la destra inveì contro la sinistra:

– Sei stata tu a lasciarlo!

– Un momento, – replicò con forza la sinistra. – Sei stata tu a voler fare tutto da sola, senza lasciarmi neppure fiatare.

– Proprio per questo avresti almeno potuto tenerlo stretto!

E la destra si levò, ma poi si calmò e le due mani, stringendosi insieme, spiegarono:

– L’uomo era così impaziente! Continuamente si divincolava per poter vivere subito. Non potevamo fare nulla, siamo innocenti, credici.

La rabbia di Dio

Il buon Dio era però molto arrabbiato. Respinse con stizza le mani dal suo cospetto, perché gli impedivano la vista della terra.

– Non vi riconosco più. Fate quello che volete.

Allora, le mani provarono a muoversi da sole, ma qualunque cosa cominciassero non riuscivano mai a finirla: senza Dio, non vi può essere alcuna conclusione. Alla fine le mani si stancarono e adesso rimangono in ginocchio per tutto il giorno, facendo penitenza; così almeno si racconta. Noi, invece, crediamo che Dio si riposi, perché è in collera con le sue mani. Il settimo giorno non è ancora finito.

Tacqui un istante.

Del mio silenzio, saggiamente la mia vicina ne approfittò:

– Lei pensa che una riconciliazione sarà possibile?

– Oh, certo, – risposi, – almeno spero.

– E quando avverrà?

– Quando Dio saprà com’è fatto l’uomo, che le mani lasciarono cadere contro la sua volontà.

La riappacificazione

La donna rimase sovrappensiero, poi si mise a ridere: “Ma per questo, avrebbe dovuto solo abbassare lo sguardo quaggiù…”

– Mi permetta – dissi garbatamente – La sua osservazione è certo appropriata, ma il mio racconto non è ancora finito. Quando, dunque, le mani si furono allontanate e Dio ricominciò a guardare la terra, era già trascorso un minuto o un millennio, come vogliamo, perché si sa che per lui è la stessa cosa. Così, invece di un uomo solo, vide un milione di uomini. Ma erano tutti già ricoperti di vestiti. E poiché la moda di allora era senza grazia e deformava i corpi, Dio si fece dell’essere umano un’impressione completamente falsa e, inutile tacerlo, molto negativa.




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