Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Il Francesco d’Assisi che avete in mente non è mai esistito

@DR
Condividi

Un’ombra dolciastra e sentimentalista aleggia attorno al patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, la cui festa si celebra questo mese. Ai bambini spesso lo si descrive come un matto mansueto che in solitudine parlava con gli animali e agli adulti si racconta che fosse ossessionato dalla povertà materiale, alla quale anteponeva, come preoccupazione, quella spirituale. L’ideologo della povertà e del buonismo, insomma. Frank Rega, autore del recente libro “Saint Francis of Assisi and the Conversion of the Muslims” ha affermato«se volete ridurre questo santo ad un assistente sociale glorificato, un amante della natura e definirlo il primo hippie della storia, state facendo un pessimo servizio alla sua vera eredità».

Dario Fo è uno di coloro che hanno più diffuso il tradimento di San Francesco in Italia, come ha fatto ancora recentemente. Tuttavia anche Papa Francesco, che in suo onore ha voluto chiamarsi così, lo ha ripetuto tante volte: «La pace francescana», ha affermato ad esempio nel suo viaggio ad Assisi del 2013, «non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano! Anche questo non è francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo” […] Per favore: questo san Francesco non esiste!».

Come ha ben spiegato il sociologo Giuliano Guzzo, non esiste alcun Francesco che ideologizzava la povertà, il suo obiettivo era la vanità, il rimanere legati a quel che si possiede ma non ha mai demonizzato i materiali preziosi. Francesco era sì povero (“il poverello”), ma pretendeva che le chiese fossero ricche: eppure, è stato fatto notare, oggi molti utilizzano la sontuosità degli edifici di culto, dei paramenti sacri, dei calici d’oro come strumento di attacco alla Chiesa cattolica sostenendo, invece, che sia necessario “tornare ad una povertà francescana”. Ma Francesco non avrebbe mai tollerato che l’Eucarestia fosse posata in un calice non di oro e che le chiese fossero spoglie, egli infatti raccomandava esplicitamente: «Vi prego […] i calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione» (Prima lettera ai Custodi).

Priva di fondamento è anche l’idea che fosse un ingenuo buonista, lo si evince ad esempio dagli scritti di Tommaso da Celano (1200-1270).

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni