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Al via il “Nobel” lombardo per la ricerca scientifica. 1 milione al neuroscienziato che ha scoperto i neuroni specchio

Giacomo Rizzolatti

Cirone Musi | CC BY-SA 2.0

Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 11/11/17

Regione Lombardia, al pari dei migliori omologhi europei, investe e crede nella ricerca e nei ricercatori. E lo fa anche Gerry Scotti!

Nella prestigiosa cornice del Teatro alla Scala di Milano, l’8 novembre 2017, la prima giornata della Ricerca “Lombardia è Ricerca” intitolata a Umberto Veronesi.

È già conosciuto come “il Nobel lombardo” questo prestigioso e generoso (più del noto“cugino” scandivano) Premio Internazionale per la Ricerca istituito da Regione Lombardia. Quella di due giorni fa, l’8 novembre 2017, è stata la prima edizione. Il riconoscimento è a favore di scoperte scientifiche che abbiano indubbio valore internazionale e significative ricadute in termini di benefici per la vita delle persone; i partecipanti provengono tutti dall’ambito della Scienza della vita.

Per motivi legati alla condizione di nostro figlio (e grazie all’interessamento di persone magnifiche) che ha una malattia genetica neurologica, abbiamo potuto partecipare.

Abbiamo potuto godere dello spettacolo vero e proprio che ha preceduto la premiazione e apprezzare i diversi interlocutori intervenuti.

Dopo alcuni brani eseguiti da Giovanni Allegri al pianoforte da solista, dalla sublime violinista giapponese, Lena Yokoyama, che suonava il Violino Antonio Stradivari “Lam” e infine in un ensemble dai due musicisti, la giornalista e divulgatrice scientifica Eliana Liotta ha preso la parola e il palcoscenico per condurre la mattinata.

Il connubio ricerca e arte alla Scala di Milano fa parte del dna del Teatro, ricorda il sovrintendente e direttore artistico Alexander Pereira. Per la Fondazione Umberto Veronesi era presente il figlio Paolo. Al padre infatti è intitolata la “Giornata della Ricerca” istituita con la legge regionale 29/2016.

Da quando è in carica il governatore Roberto Maroni, riferisce lui stesso, i fondi destinati alla ricerca sono passati dall’1,6 % del Pil regionale al 3%. Ovvero 10 miliardi di euro l’anno. Top in Italia e a livello delle migliori regioni europee.

All’operato del compianto prof. Veronesi riconoscono con gratitudine l’impulso impresso alla ricerca e alla cura per il cancro e la diffusione di una cultura di prevenzione. Un dato che impressiona, anche se forse già arcinoto, è che ogni giorno in Italia 1000 persone si ammalano di cancro.

Presenti anche molti ragazzi delle scuole superiori per la stretta collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale. Anche a loro saranno destinati premi in denaro per progetti altamente innovativi (15 mila euro al primo classificato, 12 mila al secondo, 10 al terzo e 7 al quarto).

La Regione Lombardia – spiega l’Assessore alla Ricerca, Università e Open Innovation Luca del Gobbo – vanta il primo brevetto di un algoritmo predittivo per poter stimare con un alto grado di approssimazione cosa succederà fra due, tre anni in uno o nell’altro settore. Regione Lombardia gestisce 1 miliardo di dati (ecco perché sono detti così, i cosiddetti Big Data!).

La scaletta procede spedita con la Sig.ra Liotta che introduce, spiega, porge domande.

Mancava solo Samantha Cristoforetti, annunciata invece nel programma.

Nathalie Dompé, imprenditrice, bellissima e brillante giovane donna che spiega le dinamiche della ricerca farmacologica. La collaborazione, gli sforzi, gli errori. I ripescaggi! Racconta del tentativo di applicare la scoperta della Rita Levi Montalcini che le valse il Nobel ma che per lungo tempo ha faticato ad avere ricadute su farmaci efficaci.

Un loro lavoro sul Nerve Growth Factor – la proteina individuata dalla Montalcini che presiede alla crescita delle cellule nervose – era fallito. Ma dopo diversi anni una ricercatrice americana ha ripreso in mano quello stesso lavoro e con la collaborazione di 200 centri di ricerca si è arrivati alla sua applicazione in ambito oftalmologico, per la cura di ulcere oculari.

Entusiasmo quasi febbrile quello espresso da David Orban, Advisor Singularity University. La prestigiosa università finanziata da Google, per dirne uno, che apre i battenti anche a Milano. Dati, analisi, previsione, simulazione, crescita esponenziale. Maggiore dignità alle persone, maggiore partecipazione, maggiore benessere.

(Sì, bello. Tutto vero. Mancava sempre però qualcosa, ragionavo tra me e me. E in attesa di tutto questo benessere chi non potrà avere accesso agli esaltanti risultati del progresso, che è benedetto, magnifico, davvero, che fa?

Mio figlio, come migliaia di altri, ad esempio. Chissà se e come potrà accedere a risultati importanti proprio nell’ambito nel quale Lombardia ha individuato la scoperta e lo scienziato da premiare, le neuroscienze? Una delle principali applicazioni riguarda proprio l’epilessia (ma in encefali sani…). E nel frattempo? Nessuna rimostranza, né lamentela, anzi! Sto solo riflettendo.

E trovo conforto nella conoscenza della fede sia per quanto riguarda tutti i miglioramenti che la scienza porterà nella vita concreta delle persone, sia per quanto riguarda la possibilità di vivere pienamente per quanti ne resteremo esclusi. Veronica Giuliani, grande mistica, gigante della fede, più procedeva nel suo cammino di santità, più si “cristificava” più diventava attenta alle cose concrete.

Il mistico ci si addentra, non se ne va, dalla realtà. E, amica di un nobile della zona, insistette per portare, con un ingegnoso sistema di tubazioni, l’acqua al suo monastero. Non voleva più vedere le sue monache fare su e giù per le scale con pesanti secchi d’acqua. Per dire che la scienza e l’ingegno sono meravigliosi e ci aiutano. Eppure la natura, umana e quella che ci circonda, non vanno pulite vanno salvate. Redente. E la cosa è già in pieno corso.

E la salvezza è sempre della persona. Quella lì. Unica. Che non verrà mai ripetuta. Ecco. Allora mio figlio, colpito da cerebropatia epilettica, cecità e molto altro, vale più di tutti i software e Big Data. Quelli valgono in relazione a lui, a tutti noi. Ottimizziamo pure, dobbiamo farlo! Sforziamoci di portare l’acqua con le tubazioni o di realizzare un intervento chirurgico da remoto. Dobbiamo farlo! Ma solo a servizio della persona. La persona, al centro. Quella del ricercatore, del medico – che deve ricordare o riscoprire la sua altissima dignità di figlio di Dio –  e quella dei suoi fratelli colpiti da qualche malanno o con vari bisogni).




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Lo chef Davide Oldani, dalla sua prospettiva, sembra anche lui recuperare attenzione alla centralità della persona nel suo ambiente. Il cibo buono. Poco. Nato da terreni buoni. Curato, coltivato, colto da contadini che non sono risorse ma persone.

E poi arriva lui, Gerry Scotti, conduttore televisivo che prende più applausi di tutti. Anche del pur amato governatore Maroni, del noto pianista, della violinista, …

“Ma come, applaudite me?” Si schermisce. La simpatia che suscita e l’affetto che si è guadagnato in anni di televisione fatta in un certo modo mi fanno pensare che la cosa non sia sciocca ma ben comprensibile. Non è solo perché è famoso. Piuttosto perché mostra simpatia umana, onestà, rispetto degli altri, della vita, del lavoro!

Ed è ospite non di contorno bensì proprio per meriti personali nell’ambito della ricerca. Finanzia infatti ogni anno quattro ricercatori, coi loro progetti, per il centro ricerche Humanitas. Da sei anni, ormai. E se spesso ci lamentiamo e a ragione di cervelli che se ne vanno all’estero perché costretti, Gerry è contento di dire che qualcuno ce lo siamo andato a prendere noi: un giapponese, un americano.

Ricorda di quando attori, cantanti, cabarettisti avevano il problema di mettere insieme il pranzo con la cena e ora lui, figlio di operai, si ritrova ad aver ricevuto tanto da un mestiere nel mondo dello spettacolo. E si sdebita così. Finanziando la ricerca.

Racconta anche di quando la sua mamma oltre a tante raccomandazioni sagge -” metti la maglia della salute!”-  gli intimava di non bere acqua dopo aver mangiato la banana ( sic!) e cerca, col sorriso, tra il pubblico qualche compagno di sventura.

E infine arrivano sul palco premio e premiato. Applausi e accoglienza calorosa.

Si tratta del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti. La scoperta che gli è valsa questo riconoscimento è quella relativa ai neuroni specchio.




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Racconta dell’enorme sorpresa di essere stato scelto (e della prestigiosa giuria individuata da Regione Lombardia) e poi inizia a raccontare della ancora più grande sorpresa davanti alla scoperta degli ormai famosi neuroni “dell’empatia”. Che sono anche i neuroni che fanno dell’essere umano una creatura “mimetica”. Il processo di imitazione per la nostra specie è fondamentale. Il bambino è il grande imitatore. Ognuno impara imitando e variando.

E si pone e pone a tutti una domanda drammatica: come ha potuto azzerare l’empatia un Eichmann, gerarca nazista decisivo nell’organizzazione delle deportazioni degli ebrei?

Se tu vedi l’altro come una cosa (e questo è frutto di ideologie terribili) allora non vedi in lui il fratello e l’empatia non sorge. Dobbiamo aumentare l’empatia tra di noi, tra tutti noi. Come? Certe ideologie sono terribili ma le religioni certe religioni invece… non so pensare “Ama il prossimo tuo come te stesso” ad esempio funziona! E ci è arrivato qualcuno molto tempo fa”.



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