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Se vi sottoponessero a processo, avreste prove sufficienti per dimostrare che siete cattolici?

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di Sivia Ordóñez

Una ragazza viene sottoposta a processo per il fatto di essere cattolica, ma alla fine arriva il suo avvocato e la “salva” dalla condanna perché non esistono prove del fatto che pratichi davvero il cattolicesimo. Questo video, prodotto da Outside of Da Box con uno stile particolare, ci porta a porci una domanda: sono cattolico o fingo solo di esserlo?

Forse la risposta non è un semplice “Sì” o “No”, perché la nostra fragilità umana ci fa cadere costantemente e alcune delle nostre azioni non saranno coerenti con quello che diciamo, ma è importante esserne consapevoli e trovare un modo per cambiare la situazione.

Guardando questo video mi sono identificata con la vita da cattolica che conducevo prima, e vorrei condividere con voi la mia esperienza. Non so se è una domanda che ci poniamo tutti, ma io sono arrivata a chiedermi perché sono cattolica. Dopo aver frequentato una scuola cattolica dai 6 ai 18 anni ed essere sempre andata a Messa di domenica con la mia famiglia, essere cattolica per me è diventata una sorta di tradizione o di dovere da rispettare.

Questo tipo di religiosità “di abitudine” è quello che viene anche mostrato nel video, che ritrae una ragazza, Jenny Smith, accusata di essere cattolica. “È forse un crimine?”, chiede lei sorpresa. “Certamente”, risponde il giudice. Mentre questi sta per dichiarare la colpevolezza di Jenny arriva il suo avvocato difensore, che di fronte alla dichiarazione del giudice per cui la questione è chiusa perché l’imputata ha ammesso la propria colpa, appunto il fatto di essere cattolica, dice ridendo: “Vostro Onore, sa bene quando me che la metà dei cattolici americani non è attiva e non pratica la propria fede. Sono certo che verificherà che si tratta di un semplice malinteso”.

L’avvocato della difesa chiama Jenny, sempre più confusa, sul banco dei testimoni. “Perché sei cattolica?”, le chiede, al che la ragazza risponde: “Non lo so, perché lo sono i miei genitori”. Il suo avvocato mostra quindi il video di una conversazione di due settimane prima tra Jenny e la madre. Nel video si vede Jenny scendere dalla sua camera pronta per andare in chiesa e la madre dirle che se vuole andare deve cambiarsi d’abito, al che la ragazza risponde: “Sai una cosa? Odio la chiesa, e quando crescerò non ci andrò più”. L’avvocato vuole mostrare che Jenny è cattolica solo perché costretta dai genitori, ma l’avvocato dell’accusa dice che la giovane ha partecipato volontariamente a un ritiro, senza coercizione materna e paterna. La difesa però smonta la cosa ricordando che Jenny al ritiro stava simpatizzando con un altro partecipante, Ben, e che quindi non c’è andata per avvicinarsi a Dio, il che dimostrerebbe che non è davvero cattolica.

“Un momento, io sono cattolica e mi piace esserlo!”, si difende Jenny, ma l’avvocato che dovrebbe difenderla continua: “Signorina Smith, quando è stata l’ultima volta in cui ha servito i poveri?” Jenny non lo ricorda. Dice poi di aver fatto volontariato in un ospizio, ma l’avvocato replica che è obbligatorio per fare la Cresima. La ragazza aggiunge che indossa una croce, ma l’avvocato dice che al giorno d’oggi è di moda.

“Lo ammetta, signorina Smith”, le dice l’avvocato ridendo. “Lei può dire di essere cattolica, ma non ci sono prove”. Il giudice dichiara allora di non ritenere l’accusata colpevole di essere cattolica.

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