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Perché ho cancellato il mio matrimonio (e perché condividere questa storia aiuta)

Jeremy Bishop I Unsplash
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Come ho imparato a guardare alla fine del percorso come a un inizio nuovo e glorioso

Quando uscivamo insieme andava tutto bene, ma il periodo del fidanzamento mi ha fatto presagire che il matrimonio sarebbe stato ben diverso. Speravo che in qualche modo sarebbe andata bene, ma le sei settimane successive alla cerimonia di fidanzamento sono state le più lunghe della mia vita.

Quasi tutti i preparativi erano stati ultimati, avevo dato le dimissioni dal lavoro e disdetto l’affitto di casa e a 35 anni non avevo ancora molto tempo per rimandare una maternità. Forse sarebbe stato più semplice ignorare la mia ansia fino a dopo il matrimonio, ma non ci riuscivo.

Ho perso cinque chili, ho iniziato a sostituire gli incontri di lavoro con delle telefonate per evitare che si parlasse di matrimonio e ho mangiato solo pizza surgelata e acqua – le uniche cose che il mio stomaco riusciva a sopportare.

Alla fine ho dovuto ammettere che avrei preferito essere senza un uomo, senza figli, senza una casa e senza lavoro piuttosto che pronunciare dei voti matrimoniali davanti a Dio, alla mia famiglia e ai miei amici… Era il 3 giugno…

Ero in palestra e stavo leggendo la riflessione di Sheryl Sandberg sulla morte improvvisa del marito. Avevano condiviso una vita e avevano due bambini – più di quanto avessi io con il mio fidanzato. Ho cominciato a piangere, capendo quanto potesse essere peggiore la mia situazione. Al confronto, ero quasi grata del fatto che tutto ciò che dovevo fare era porvi fine. La Sandberg ha scritto che voleva “scegliere vita e significato”, e ho capito che dovevo restituire l’anello.

Quando ho visto il mio fidanzato due giorni dopo ho messo fine a tutto.

Dirlo alla gente mi è sembrata una marcia funebre, anche se considerando com’è andata mi preoccupavo eccessivamente. Con mia sorpresa, infatti, la maggior parte delle persone si è congratulata con me per aver avuto il coraggio di prendere una decisione del genere, e un numero sorprendente di loro mi ha confessato che avrebbe voluto fare lo stesso.

Sei settimane dopo sono dovuta tornare nel luogo in cui avevamo festeggiato il nostro fidanzamento per una conferenza di lavoro. Quei quattro giorni sono iniziati con la receptionist che mi ha visto e ha detto ad alta voce: “Mi ricordo di lei, si è fidanzata qui!” La mia stanza era vicino alla “nostra” (con centinaia di camere disponibili, mi dovevano mettere proprio lì? Ma non intendevo certo tornare alla reception).

Fino a quel giorno non avevo versato una lacrima, ma finito il primo incontro non ero ancora tornata in camera quando ho iniziato a piangere, gridando contro Dio per avermi intrappolata.

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