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Pensi di essere fedele su WhatsApp? Leggi questa testimonianza

Webster2703
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Testimonianza anonima:

Qualche tempo fa ho trovato sul mio WhatsApp personale una chat della mia ex segretaria, di cui non sapevo niente da anni, perché avevamo accettato entrambi l’invito a partecipare a un gruppo di ex colleghi di lavoro e aveva il mio numero, cosa di cui ha approfittato per inviarmi un saluto.

Le ho risposto ringraziandola per la sua attenzione, e poi ci siamo scambiati brevi commenti su come andava la nostra vita: famiglia, lavoro… Lei era divorziata e aveva un figlio piccolo.

La cosa sarebbe rimasta lì, ma poi mi ha inviato una foto in cui era molto bella, e quindi si è fatta strada nella mia mente una serie di pensieri sbagliati: era ancora giovane, attraente e… libera come quando l’avevo conosciuta, e quindi forse potevamo tornare a trattarci con il cameratismo di quando lavoravamo insieme, ovviamente solo attraverso un rapporto virtuale. Un cameratismo che nella vita reale aveva implicato un po’ di flirt.

È iniziato come un gioco di vanità e di aggrapparsi alla giovinezza di qualcuno come me, di poco meno di 40 anni. Un gioco per il quale svuotavo costantemente il contenuto della chat del mio cellulare per non avere problemi con mia moglie, che amavo davvero.

Poi in questo “gioco” sono aumentati gli scambi di commenti sui gusti, gli scherzi, i bei pensieri ritrasmessi dalla rete e… confidenze personali. Confidenze che appartenevano solo a mia moglie, e che essendo già una chiara manifestazione di infedeltà erano allo stesso tempo l’anticamera di un coinvolgimento maggiore.

Leggi anche: Finché WhatsApp mi aiuta, mi diverte e non mi fagocita ben venga!

Pensavo che parlando di confidenze nel mondo virtuale non rischiavo niente mentendo, dando a intendere che c’erano delle crepe nel mio matrimonio e che mia moglie nelle crisi si girava dall’altra parte. Ciò che è certo è che con quell’atteggiamento ciò che stavo facendo nel mondo reale era invitare qualcuno a distruggere la felicità che fino a quel momento esisteva tra me e mia moglie.

È stato allora che quel “qualcuno” ha iniziato a inviarmi selfie con lo sguardo intenso e immagini con pose provocanti.

Si era acceso il fuoco e ho rifiutato di vederlo, e anzi, cercando di sentirmi bene in quella doppia morale le inviavo a mia volta dei selfie di cui sceglievo con cura lo sfondo per dare un’immagine di libertà, giovinezza e agiatezza economica.

Era ridicolo, assurdo, ma dal virtuale sono passato a considerare la possibilità reale di un appuntamento per un incontro personale.

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