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“Date gloria a Dio”, dice la Scrittura, ma come esattamente?

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Come posso rendere gloria a Colui che possiede tutta la gloria?

Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
(1 Re 19, 11)

Quando considero come debba essere sperimentare la gloria di Dio, questo passo della Scrittura è quello in cui spero. Parla dell’amore di Dio per noi, della sua intenzione che non ci venga dato mai più di quello che possiamo gestire e del suo desiderio di stare in comunione con noi a un livello profondamente personale.

Qualche settimana fa, mentre sedevo in chiesa durante la mia ora serale di adorazione, stavo parlando in silenzio con Dio del mio lavoro. Come prima cosa mi sono chiesta: “Perché Dio vuole tanto che lavoriamo per diventare la versione migliore di noi stessi?”

E ho pensato che sia così per rendere migliore questo mondo.

Poi ho chiesto a Dio cosa poteva ricevere dai nostri sforzi migliori, e mi è venuto in mente che il nostro obiettivo è rendere gloria a Dio.

Ma come posso rendere gloria a Dio, che possiede tutta la gloria?

È parte del grande mistero.

A Messa diciamo nel Gloria: “Noi ti adoriamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”.

Pronunciamo queste parole ogni settimana, ma ci fermiamo a pensare a cosa significano per la nostra vita quotidiana? San Paolo lo ha espresso in questi termini: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” (1 Cor 10, 31).

Se prendiamo sul serio l’ammonimento di San Paolo, stabilisce un nuovo standard importante per le scelte che compiamo ogni giorno.

Se cerchiamo consapevolmente di vivere al nostro meglio per glorificare Dio, allora tutto ciò che facciamo riflette il nostro amore per Dio, perché gli altri vedano Dio in noi e ne siano attratti, perché vogliano sperimentare Dio nella propria vita. Le nostre azioni diventano allora atti di ringraziamento, di gratitudine e di lode per la grandezza di Dio e il suo amore.

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