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Chiesa

Papa Francesco: se si perde la capacità di sentirsi amati, si perde tutto

Antoine Mekary | ALETEIA

Radio Vaticana - pubblicato il 07/11/17

Così il pontefice durante l'omelia odierna a Casa Santa Marta

di Debora Donnini

Non perdere la capacità di sentirsi amati: quella di amare la si recupera ma se si perde quella di sentirsi amato, si perde tutto. E’ l’invito di Papa Francesco stamani alla Messa a Casa Santa Marta.

Il Papa riflette sul brano del Vangelo di Luca (Lc 14,15-24) della Liturgia odierna nel quale Gesù narra una parabola, senza spiegazioni, per rispondere ad uno dei commensali che gli dice: “Beato chi prenderà il cibo nel Regno di Dio!”. Il Signore consiglia a chi deve invitare qualcuno a casa, di invitare chi non può contraccambiare.

Un uomo diede una grande cena – racconta appunto la parabola – e invitò molta gente. I primi invitati non vollero andare perché non gli interessava né della cena, né della gente, né dell’invito del Signore: erano presi dai propri interessi, più grandi dell’invito. Chi aveva comprato cinque paia di buoi, chi un campo, chi perché si era sposato. In sostanza – rileva il Papa – si chiedevano cosa potessero guadagnarne. Erano “indaffarati” come quell’uomo che fece dei magazzini per accumulare i suoi beni ma morì quella notte.

Erano attaccati all’interesse a tal punto che questo li porta a una “schiavitù dello Spirito”, cioè ad essere “incapaci di capire la gratuità dell’invito”. Un atteggiamento dal quale il Papa mette in guardia:

“E se non si capisce la gratuità dell’invito di Dio non si capisce nulla.L’iniziativa di Dio è sempre gratuita. Ma per andare a questo banchetto cosa si deve pagare? Ma,il biglietto di entrata è essere ammalato, è essere povero, è essere peccatore… Questi (così) ti lasciano entrare, questo è il biglietto di entrata: essere bisognoso sia nel corpo sia nell’anima. Ma, per il bisogno di cura, di guarigione, avere bisogno di amore…”.

Ci sono, dunque, due atteggiamenti: da una parte quello di Dio che non fa pagare nulla e dice, poi, al servo di condurre poveri, storpi, buoni e cattivi: si tratta di una gratuità che “non ha limiti”, Dio “riceve tutti”, sottolinea il Papa. Dall’altra, il modo di fare dei primi invitati che invece non capiscono la gratuità. Come il fratello maggiore del Figliol Prodigo, che non vuole andare al banchetto organizzato dal padre per suo fratello che se ne era andato: non capisce.

“’Ma questo ha speso tutti i soldi, ha speso l’eredità, con i vizi, con i peccati, tu gli fai festa? E io che sono un cattolico, pratico, vado a Messa tutte le domeniche, compio le cose, a me niente?’. Questo non capisce la gratuità della salvezza, pensa che la salvezza è il frutto del ‘io pago e tu mi salvi’. Pago con questo, con questo, con questo… No, la salvezza è gratuita! E se tu non entri in questa”. dinamica della gratuità non capisci nulla. La salvezza è un dono di Dio al quale si risponde con un altro dono, il dono del mio cuore”.

Papa Francesco torna ancora su coloro che pensano ai propri interessi, che quando sentono parlare di doni, sanno che si devono fare ma subito pensano al “contraccambio”: “farò questo dono”, e lui poi “in un’altra occasione, me ne farà un altro”.

Il Signore, invece, “non chiede nulla in contraccambio”: “soltanto amore, fedeltà, come Lui è amore e Lui è fedele”, dice il Papa evidenziando che “la salvezza non si compra, semplicemente si entra nel banchetto”. “Beato chi prenderà cibo nel Regno di Dio”: questa è salvezza.

Quelli che, però, non sono disposti ad entrare nel banchetto, “si sentono sicuri”, “salvi a loro modo fuori dal banchetto”: “hanno perso il senso della gratuità – spiega Francesco – “il senso dell’amore”. “Hanno perso – aggiunge – una cosa più grande e più bella ancora e questo è molto brutto: hanno perso la capacità di sentirsi amati”.

“E quando tu perdi – non dico la capacità di amare, perché quella si recupera – la capacità disentirti amato non c’è speranza, hai perso tutto. Ci fa pensare allo scritto nella porta dell’Inferno dantesco: ‘Lasciate la speranza’, hai perso tutto. Dobbiamo pensare davanti a questo Signore: ‘Perché io vi dico, io voglio che la mia casa si riempia’. Questo Signore che è tanto grande, che è tanto amoroso, che nella sua gratuità vuole riempire la casa. Chiediamo al Signore ci salvi dal perdere la  capacità di sentirsi amati”.

QUI L’ORIGINALE

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