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Voltaire, il grande nemico della Chiesa, è morto cattolico?

Nicolas de Largillière-Wikipedia-PD
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Il cattedratico di Filosofia Carlos Valverde ha scritto un articolo sorprendente in cui documenta a livello storico la conversione di uno dei più celebri nemici della Chiesa cattolica: Voltaire.

L’indagine sui documenti antichi riserva sempre sorprese. L’ultima l’ho avuta mentre sfogliavo il tomo XII di una vecchia rivista francese, Correspondance Littéraire, Philosophique et Critique (1753-1793), indispensabile per conoscere il secolo dei Lumi e gli inizi della grande Rivoluzione.

Sappiamo tutti chi fosse Voltaire: il peggior nemico che ha avuto il cristianesimo in quel XVIII secolo in cui ne ha avuti tanti e molto crudeli. Con gli anni il suo odio nei confronti del cristianesimo e della Chiesa è aumentato, fino a diventare un’ossessione. Ogni notte credeva di averlo sconfitto, ma ogni mattina sentiva la necessità di ricominciare: il Vangelo aveva portato solo disgrazie sulla Terra.

Voltaire ha maneggiato come nessun l’altro l’ironia e il sarcasmo nei suoi innumerevoli scritti, arrivando al degradante. Diderot lo definiva l’anticristo. È stato il maestro di intere generazioni incapaci di comprendere i valori superiori del cristianesimo, la cui scomparsa svilisce e impoverisce l’umanità.

Nel numero di aprile del 1778 della rivista francese citata (pagine 87-88), si trova però nientemeno che la copia della professione di fede di Voltaire, che recita letteralmente:

“Io sottoscritto dichiaro che avendo vomitato sangue quattro giorni fa, all’età di ottantaquattro anni, e non essendo potuto andare in chiesa, il parroco di Saint Sulpice ha voluto aggiungere alle sue buone azioni quella di inviarmi il signor Gautier, sacerdote. Mi sono confessato con lui, e se Dio dispone di me muoio nella santa religione cattolica nella quale sono nato sperando che la misericordia divina si degni di perdonare tutti i miei errori, e se ho scandalizzato la Chiesa chiedo perdono a Dio e a lei”.

“Firmato: Voltaire, 2 marzo 1778 in casa del marchese de Villevielle, alla presenza del signor abate Mignot, mio nipote, e del signor marchese di Villevielle, mio amico”.

Firmano anche l’abate Mignot e Villevielle. Si aggiunge:

Dichiariamo la presente copia conforme all’originale, rimasto nelle mani del signor abate Gauthier e che entrambi abbiamo firmato, come il presente certificato. Parigi, 27 maggio 1778. L’abate Mignot, Villevielle”.

Il fatto che il documento possa essere considerato autentico è dimostrato da altri due documenti che si trovano nel numero di giugno della stessa rivista – di sicuro niente di clericale, visto che gli editori erano Grimm, Diderot e altri enciclopedisti.

Voltaire è morto il 30 maggio 1778. La rivista lo loda come “il più grande, il più illustre, forse l’unico monumento di quest’epoca gloriosa in cui tutti i talenti, tutte le arti dello spirito umano sembravano essersi elevati al più alto grado di perfezione”.

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