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Se non si puo fare la Comunione, serve a qualcosa andare a Messa?

Diocesi cattolica di Saginaw-(CC BY-ND 2.0)

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 06/11/17

Se alcuni fedeli non possono confessarsi vale lo stesso. I fedeli che non possono confessarsi, tra le altre cose, per mancanza di disposizione, e che quindi non possono comunicarsi, sono ugualmente invitati a fare quanto possono perché non scompaia totalmente il minimo vincolo di unità che può esistere con Dio.




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In ogni caso, non bisogna perdere di vista la Santa Messa, soprattutto quella domenicale e le feste di precetto. Nel caso della Messa domenicale, il fatto di non assistere alla Messa intera aumenta la distanza che la persona ha interposto tra sé e Dio.

Qualcuno potrebbe dire: “E perché andare a Messa la domenica se non posso fare la Comunione?” Queste persone andando a Messa faranno molto: per se stesse, perché è un modo per interessarsi alla propria salvezza, e per gli altri, vivi o defunti, perché si può far offrire a Dio il sacrificio redentore di Cristo partecipando attivamente con la propria preghiera.

Il precetto di ascoltare tutta la Messa ogni domenica e in ogni festa di precetto vale per tutti i fedeli (Canone 1247) da quando hanno l’uso della ragione (Canone 914), siano o meno in grazia di Dio. Si rispetta il precetto con l’assistenza completa, piena, consapevole e attiva a Messa, anche se non ci si comunica per qualche impedimento.

Che si possa fare la Comunione o meno è un’altra questione, perché il precetto non obbliga a comunicarsi. Il rispetto del precetto domenicale è del tutto indipendente dalla Comunione; chi assiste alla Messa senza potersi comunicare può comunque pregare, partecipando attivamente.




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Esiste solo l’obbligo di comunicarsi una volta per la Pasqua di resurrezione (Canone 920), e questo presuppone come minimo la confessione sacramentale una volta all’anno (Canone 989).

Una cosa è quindi comunicarsi, e un’altra, molto diversa, è rispettare o meno il precetto di ascoltare la Messa tutta intera la domenica e nelle feste di precetto.

E anche se è vero che la Comunione eucaristica è la cosa migliore, la più sublime, la più grande, la più ineffabile e la più importante, tanto che per chi è in grazia è la perfetta unione del cristiano con Dio, è anche vero che non è l’unico modo di stare in comunione con Lui, di essere uniti a Lui e di amarlo.

Durante la Messa, la preghiera di chi non può fare la Comunione o, il che è lo stesso, di chi non è in grazia di Dio, soprattutto la preghiera di pentimento, serve a molto, così come la preghiera che motiva la conversione.

Pregare in stato di peccato mortale serve, perché la preghiera aiuta a far sì che la fede non decada, serve per non continuare a peccare, perché la persona non si allontani ancora di più da Dio, per avere la seria intenzione di ottenere la grazia del perdono in confessione.

Pregare Dio non può mai essere una cosa negativa o senza senso, indipendentemente dal fatto che la persona sia o meno in stato di grazia. Anzi, la Chiesa raccomanda di ricorrere alla Comunione spirituale se non è possibile ricevere l’Eucaristia trovandosi in peccato mortale.

La preghiera per altri, vivi o defunti, ha poi un effetto molto importante, perché la preghiera retroalimenta. Se preghiamo per qualcuno, quindi, allo stesso tempo stiamo aiutando noi stessi, perché il suo effetto spirituale ci rende più sensibili di fronte ai misteri di Dio e più disposti a compiere la sua volontà.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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chiesacomunioneconfessione
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