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Papa Francesco: davanti ai nostri peccati, lasciamoci ‘misericordiare’ da Dio

Andrea Bonetti / PRIME MINISTER'S OFFICE / AFP
Papa Francesco saluta un bambino durante la sua visita al centro di detenzione per migranti e rifugiati di Moria, vicino Mitilene, sull'isola greca di Lesbo, il 16 aprile 2016. Dichiarando “Siamo tutti migranti”, il Pontefice ha portato un messaggio di speranza a migliaia di persone che affrontano l'espulsione dalla Grecia e ha rimproverato la comunità internazionale per il fatto di non riuscire a porre fine alle guerre che alimentano la crisi. In una visita toccante che ha visto la gente inginocchiarsi in lacrime ai piedi del Papa, questi ha detto agli esiliati che non sono soli e ha chiesto che il mondo mostri la “comune umanità” dopo l'inasprimento della posizione dell'UE sui migranti.
AFP PHOTO / PRIME MINISTER'S OFFICE / andrea bonetti / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / SOURCE / PRIME MINISTERS OFFICE/ ANDREA BONETTI" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS
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Così il pontefice oggi durante l'Omelia a Casa Santa Marta

di Gabriella Ceraso

Quando Dio dà un dono, questo dono è irrevocabile: non lo dà oggi e lo toglie domani. Quando Dio chiama, quella chiamata rimane tutta la vita. Inizia da questa riflessione l’omelia del Papa a Casa Santa Marta, ispirata dal tema dell’ “elezione di Dio” presente nella odierna Lettera di San Paolo ai Romani.

Tre sono stati “nella storia della Salvezza, i doni e le chiamate di Dio al suo popolo”, spiega Francesco, “tutti irrevocabili” perché Dio è fedele: “il dono dell’elezione, della promessa e dell’alleanza”. E’ stato così per Abramo, ed è così per ciascuno di noi:

Ognuno di noi è un eletto, un’eletta di Dio. Ognuno di noi porta una promessa che il Signore ha fatto: ‘Cammina nella mia presenza, sii irreprensibile e io ti farò questo’. E ognuno di noi fa delle alleanze con il SignorePuò farle, non vuole farle – è libero. Ma questo è un fatto. E anche, dev’essere una domanda: come sento io l’elezione? O mi sento cristiano per caso? Come vivo io la promessa, una promessa di salvezza nel mio cammino, e come sono fedele all’alleanza? Come Lui è fedele?”.

Dunque davanti alla “fedeltà stessa” che è Dio, a noi non resta, soggiunge il Papa, che interrogarci: la sentiamo la Sua “carezza”, il Suo “prendersi cura” di noi e il Suo “cercarci” quando ci allontaniamo?

E ancora, prosegue Francesco riferendosi nuovamente a San Paolo: parlando dell’elezione di Dio, l’Apostolo torna ben “quattro volte” su due parole, “disobbedienza” e “misericordia”. Dove c’è l’una, nota il Papa, c’è stata l’altra, è questo il nostro cammino di Salvezza:

“Questo vuol dire che nel cammino dell’elezione, verso la promessa e l’alleanza ci saranno peccati, ci sarà la disobbedienza, ma davanti a questa disobbedienza c’è sempre la misericordia. E’ come la dinamica del nostro camminare verso la maturità: sempre c’è la misericordia, perché Lui è fedele, Lui non revoca mai i suoi doni. E’ collegato: è collegato questo, che i doni sono irrevocabili, perché? Perché davanti alle nostre debolezze, ai nostri peccati c’è sempre la misericordia e quando Paolo arriva a questa riflessione, fa un passo in più: ma non di spiegazione a noi, ma di adorazione”.

Adorazione e lode silenziosa, dunque, davanti a “questo mistero della disobbedienza e della misericordia che ci fa liberi”, e davanti a “questa bellezza dei doni irrevocabili come sono l’elezione, la promessa e l’alleanza”, è l’invito finale che viene dal Papa:

“Penso che può farci bene, a tutti noi, pensare oggi alla nostra elezione, alle promesse che il Signore ci ha fatto e come vivo io l’alleanza con il Signore. E come mi lascio – permettetemi la parola – misericordiare dal Signore, davanti ai miei peccati, alle mie disobbedienze. E alla fine, se io sono capace – come Paolo – di lodare Dio per questo che ha dato a me, a ognuno di noi: lodare e fare quell’atto di adorazione. Ma non dimenticare mai: i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”.

 

QUI L’ORIGINALE

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