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In uscita la prima biografia intellettuale di Bergoglio. Con sorprese e smentite

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Antoine Mekary | Aleteia | I.Media

Alver Metalli - Terre D'America - pubblicato il 06/11/17

Le influenze europee sul Papa, quelle forti che ha assimilato e di cui c’è traccia nella struttura del suo pensare, quali sono?

Uno dei risultati del mio volume è proprio la grande influenza che hanno avuto su Bergoglio autori europei, gesuiti in particolare. Viene meno con ciò la leggenda del Papa latinoamericano che non sarebbe in grado di misurarsi con il pensiero europeo. L’autore chiave è certamente Gaston Fessard, gesuita, tra i più geniali intellettuali francesi del ‘900. C’è poi Henri de Lubac con la sua concezione del rapporto tra Chiesa e società espressa in Catholicisme. Les aspects sociaux du dogme. Fessard e de Lubac sono protagonisti della “Scuola di Lione”. Seguendo loro Bergoglio è, in qualche modo, un discepolo di questa scuola. Entrambi, Fessard e de Lubac, sono fautori di una concezione dialettica, ereditata da Adam Möhler, il grande iniziatore della Scuola di Tubinga, per la quale la Chiesa è coincidentia oppositorum, unità soprannaturale di ciò che sul piano del mondo rimane inconciliabile. É la stessa concezione di Bergoglio. Oltre ai due autori gesuiti ora ricordati ve n’è poi un terzo, anche lui francese, che ha esercitato una sua influenza su Bergoglio: Michel de Certeau. Anche lui protagonista della scena intellettuale, particolarmente negli anni ’70. Il de Certeau che interessa Bergoglio è, però, quello degli anni ’60, lo studioso della mistica moderna, da Surin a Favre. La sua prefazione al Memorial di Pierre Favre, il grande amico di sant’Ignazio, è un testo chiave nella formazione di Bergoglio. Il suo ideale gesuitico della vita cristiana, del contemplativo in azione, guarda a Pierre Favre.

Oltre agli autori francesi, decisivi per la sua formazione, ce ne sono altri?

Un ruolo chiave lo assume, dal 1986, l’italo-tedesco Romano Guardini. In quell’anno Bergoglio si reca a Francoforte, in Germania per una tesi di dottorato su Guardini. Come argomento sceglie non opere teologiche o di carattere religioso bensì l’unico lavoro integralmente filosofico guardiniano: L’opposizione polare. Tentativi per una filosofia del concreto vivente. Si tratta di una decisione singolare. Perché occuparsi del Guardini filosofo e non di quello teologico? La risposta diviene comprensibile alla luce del mio studio. L’antropologia “polare” di Guardini appare a Bergoglio come una conferma della sua visione dialettica, antinomica, compresa attraverso Fessard e de Lubac. L’autorità di Guardini conferisce un valore particolare al modello di pensiero che Bergoglio applica in sede ecclesiale e in quella politico-sociale. Al tempo stesso il modello guardiniano amplia quello bergogliano, consente inediti approfondimenti. Guardini diviene, dagli anni ’90, un autore di riferimento. Lo troviamo più volte citato nella Evangelii gaudium e in Laudato si’. Oltre a Guardini un altro autore chiave è il grande teologo svizzero-tedesco Hans Urs von Balthasar. Questa è stata una scoperta. A partire dagli anni ’90 Bergoglio da vescovo, e poi da cardinale, si avvicina alla grande estetica teologica di von Balthasar, ne condivide l’impianto, il primato accordato al bello onde poter comunicare il bene e il vero. L’unità dei trascendentali dell’essere diviene un punto fermo del pensiero teologico-filosofico bergogliano. Da Balthasar, Bergoglio riprende anche le categorie per opporsi allo gnosticismo, allo svuotamento della carne di Cristo nei vari “idealismi” spiritualistici. Il saggio su Ireneo, contenuto in Gloria, ha colpito molto Bergoglio. Un’ultima influenza voglio ricordare: quella dell’opera di Mons. Luigi Giussani. Bergoglio era lettore, e in taluni casi presentatore a Buenos Aires, dei volumi di Giussani tradotti in spagnolo. Nella sua prospettiva le principali categorie del metodo educativo di Giussani – l’incontro, lo stupore, l’esperienza, ecc. – vengono associate al darsi glorioso della “forma” (Gestalt) così come insegna von Balthasar. Il tutto finalizzato ad una posizione missionaria, evangelizzatrice, che pone il cristiano nell’orizzonte della Chiesa dei primi secoli: come 2000 anni fa.




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Le fonti latinoamericane che peso hanno nel suo pensiero? Un posto di riguardo nel tuo lavoro lo occupa Methol Ferré, storico e filosofo nato in Uruguay…

Tra le fonti latinoamericane metterei certamente, in prima fila, Lucio Gera con la sua “Teología del pueblo”, la riformulazione della teologia della liberazione da parte della Scuola del Rio de la Plata con la sua critica del marxismo e la sua opzione preferenziale per i poveri. É un aspetto noto e studiato del pensiero di Bergoglio. Alla “Teologia del popolo” va il merito della riscoperta del valore della religiosità popolare latinoamericana, simbolizzata dal culto della Madonna di Guadalupe, al di là dei pregiudizi della cultura illuministica. Oltre a Gera e ai teologi a lui vicini ci sono, però, anche altri autori che sono decisivi per la riflessione di Bergoglio. Tra essi Miguel Angel Fiorito, il suo professore di filosofia. É Fiorito che lo introduce ad una riscoperta degli Esercizi di sant’Ignazio attraverso la lettura dello studio ignaziano di Gaston Fessard. Poi l’incontro con Amelia Podetti, la più illustre “filosofa” argentina degli anni ’70. Studiosa di Hegel la Podetti sviluppa una riflessione sulla inculturazione della fede, sul rapporto tra centro e periferia, sul ruolo dell’America Latina nel nuovo contesto mondiale, che interesserà molto Bergoglio. Oltre a questi c’è poi l’autore per eccellenza: Alberto Methol Ferré. Con lui, che condivide l’esperienza del Celam dal 1979 al 1992 ed è l’intellettuale cattolico più lucido in America Latina, Bergoglio ha piena sintonia. Il mio volume analizza il pensiero di Methol Ferré, il suo tomismo dialettico, e questo dopo la tua intervista a Methol, consegnata nel volume Il Papa e il filosofo, è una novità nel panorama culturale italiano. Methol Ferré e Bergoglio si incrociano, condividono una stessa prospettiva sulla Chiesa e sulla società, hanno gli stessi autori di riferimento. Uno, fondamentale. Ambedue dipendono dalla visione polare, dialettica, di Gaston Fessard. Questa fonte comune spiega anche la loro vicinanza ideale, filosofica, la loro sintonia nell’affrontare le sfide della Chiesa latino-americana a partire dagli anni ’70. Bergoglio apprezza moltissimo l’”amico” Methol, legge i suoi articoli su “Vispera”, su “Nexo”, è colpito dalla sua geopolitica ecclesiale, condivide il suo ideale della “Patria grande”.

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