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Papa Francesco: per Regno di Dio, serve coraggio non pastorale di conservazione

POPE FRANCIS,GENERAL AUDIENCE

Antoine Mekary | Aleteia | I.Media

VATICAN CITY 11 OCTOBER 2017: Photographs from the General Audience with Pope Francis on October 11, 2017 at Saint Peters Square in Vatican City, Rome, Italy.

Radio Vaticana - pubblicato il 31/10/17

Così il pontefice oggi durante l'omelia a Casa Santa Marta

di Debora Donnini

Per far crescere il Regno di Dio, ci vuole il coraggio di gettare il granello di senape e di mescolare il lievito. Tante volte, invece, si preferisce una “pastorale di conservazione”. E’ il passaggio chiave dell’omelia di Papa Francesco stamani alla Messa a Casa Santa Marta. Prendendo spunto dal Vangelo odierno (Luca 13,18-21), nel quale Gesù paragona il Regno di Dio al granello di senape e al lievito, il Papa nota che entrambi questi elementi sono piccoli eppure “hanno dentro una potenza” che cresce . Così per il Regno di Dio: la sua potenza viene da dentro.

Anche San Paolo nella Lettera ai Romani, proposta dalla Prima Lettura, mette in risalto quante tensioni vi siano nella vita: sofferenze che però “non sono paragonabili alla gloria che ci aspetta”. Si tratta dunque di “una tensione fra sofferenza e gloria”. In queste tensioni c’è, infatti, “un’ardente aspettativa” verso una “rivelazione grandiosa del Regno di Dio”. Un’aspettativa non solo nostra – sottolinea Francesco – ma anche della creazione, sottoposta alla caducità  “come noi” e “protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. E la forza interna che “ci porta in speranza alla pienezza del Regno di Dio”, è  quella dello Spirito Santo.

“E’ proprio la speranza quella che ci porta alla pienezza, la speranza di uscire da questo carcere, da questa limitazione, da questa schiavitù, da questa corruzione e arrivare alla gloria: un cammino di speranza. E la speranza è un dono dello Spirito. E’ proprio lo Spirito Santo che è dentro di noi e porta a questo: a una cosa grandiosa, a una liberazione, a una grande gloria. E per questo Gesù dice: ‘Dentro il seme di senape, di quel grano piccolino, c’è una forza che scatena una crescita inimmaginabile’”.

“Dentro di noi e nella creazione” – ribadisce il Papa – “c’è una forza che scatena: c’è lo Spirito Santo”, che “ci dà la speranza”. E Francesco spiega concretamente cosa voglia dire vivere in speranza: lasciare che “queste forze dello Spirito” “ci aiutino a crescere” verso la pienezza che ci aspetta nella gloria. Ma come il lievito deve essere mescolato e il granello di senape gettato, perché altrimenti quella forza interiore rimane lì, così per il Regno di Dio che “cresce da dentro, non per proselitismo”, avverte il Papa:

“Cresce da dentro, con la forza dello Spirito Santo. E sempre la Chiesa ha avuto sia il coraggio di prendere e gettare, di prendere e mescolare, anche ha avuto la paura di farlo. E tante volte noi vediamo che si preferisce una pastorale di conservazione e non di lasciare che il Regno cresca. Ma, rimaniamo quelli che siamo, piccolini, lì, stiamo sicuri … E il Regno non cresce. Perché il Regno cresca ci vuole il coraggio: di gettare il granello, di mescolare il lievito”.

E’ vero che però se si getta il seme, lo si perde, e che se si mescola il lievito, “mi sporco le mani” – evidenzia il Papa – perché “sempre c’è qualche perdita nel seminare il Regno di Dio”:

“Guai a quelli che predicano il Regno di Dio con l’illusione di non sporcarsi le mani. Questi sono custodi di musei: preferiscono le cose belle, e non questo gesto di gettare perché la forza si scateni, di mescolare perché la forza faccia crescere. Questo è il messaggio di Gesù e di Paolo: questa tensione che va dalla schiavitù del peccato, per essere semplice, alla pienezza della gloria. E la speranza è quella che va avanti, la speranza non delude: perché la speranza è troppo piccola, la speranza è tanto piccolacome il grano e come il lievito”.

La speranza “è la virtù più umile”, “la serva”, ma dove c’è la speranza, c’è lo Spirito Santo, che porta avanti il Regno di Dio. E il Papa, come di consueto, conclude invitando i fedeli a farsi alcune domande: oggi, a chiedersi se crediamo che lì, nella speranza, c’è lo Spirito Santo con il quale parlare.

QUI L’ORIGINALE

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