Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Che vuol dire “peccare contro lo Spirito Santo”? Come ci si può arrivare?

Condividi

In più di un passo evangelico Gesù spende parole terribili per chi giunga a “bestemmiare lo Spirito Santo”, addirittura spiegando che non può esserci perdono per quel peccato. Vediamo cosa significa e perché Cristo fu tanto duro sull'argomento.

«Perciò io vi dico: ogni peccato e (ogni) bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma chi parla contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.

Mt 12, 32

In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque (colui che) avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno». Egli parlava così perché dicevano: «Ha uno spirito immondo».

Mc 3, 28-30

Capita, di tanto in tanto, di ripensare a questi passi, o di imbattersi in qualcuno che per la prima volta vi ha inciampato, e di tornare così a porsi le domande: «E io avrò mai bestemmiato contro lo Spirito Santo?». E se possiamo escludere questo caso, riuscendo ad assicurarci con una qualche certezza di non aver mai proferito parole blasfeme sulla terza Persona della Trinità, non è altrettanto facile escludere in toto di aver peccato contro lo Spirito Santo… in fondo ogni peccato offende “Dio”, la Sua semplice e indivisa natura, ugualmente propria di tutte e singole le Persone divine. Quindi in un certo senso… ogni peccato è contro lo Spirito Santo! Ma dunque arriviamo rapidamente a un bivio che porta a due assurdità uguali e contrapposte: infatti o tutti abbiamo peccato di questa colpa indelebile, e dunque per nessuno di noi c’è salvezza; o tutto è perdonabile e non è vera questa parola di Gesù.

Chiaramente nessuna delle due ipotesi è accettabile, e anzi ognuna delle due – se portata alle estreme conseguenze – avrebbe per effetto l’evacuazione intera del contenuto della fede cristiana. Una cosa interessante, però, è che ogni contesto storico (dettato anzitutto dalla collocazione spazio-temporale dell’uomo in ricerca, e poi anche dalla sua cultura, dalla condizione sociale, dal ceto e via dicendo…) pone sulla Rivelazione le questioni che più sente vive. In tal senso si verifica una volta di più il detto secondo cui ogni critica (cioè in senso lato ogni giudizio, ogni ricerca, ogni domanda…) è un’autobiografia – e visto che parliamo di teologia dovremmo dire che ogni domanda che poniamo è un evento rivelativo in sé stesso, ovvero – senza scomodare Feuerbach – rivela a noi stessi chi siamo noi e, spesso, quali sono gli ostacoli che frapponiamo tra noi e Dio. Vediamo qualche esempio.

Nell’antichità

Non ci si stupisca troppo, ma se si eccettuano i due grandi genî della cristianità prenicena – cioè Tertulliano per l’Occidente latino e Origene per l’Oriente greco – gli oscuri versetti da cui siamo partiti non ebbero grande fortuna. Proprio perché erano oscuri, osserverà giustamente qualcuno. Vero, ma non solo: all’oscurità dei versetti si aggiungeva l’oscurità della stessa fede trinitaria, che fino alla fine del IV secolo non avrebbe avuto una dottrina chiara e unanimemente condivisa sullo Spirito Santo. Poiché dunque i teologi procedono normalmente spiegando le cose oscure tramite quelle chiare, e lumeggiando il tutto al progressivo chiarore del sensus fidei, questi versetti furono lasciati spesso a suonare in sordina, per i primi secoli dell’avventura cristiana, proprio perché non era utile ad alcuno inlustrare obscurum per obscurius, come si dice.

Nel difficilissimo cinquantennio che separò il primo Concilio di Nicea (325) dal primo Concilio di Costantinopoli (381) i versetti in questione erano diventati ancora più spinosi da affrontare: se infatti da una parte si stava ancora combattendo con gli strascichi dell’arianesimo (tutt’altro che morto), e quindi si lottava per affermare che Gesù Cristo era «Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero», i nemici della divinità di Cristo potevano usarli come leva per muovere ai cattolici ortodossi la pesante accusa di voler proseguire la “deriva politeistica” ampliando il numero delle persone divine (quasi alla maniera gnostica). A parte quest’accusa, i passi venivano utili anche ad argomentare la tesi ariana della non-divinità del Figlio: proprio la versione matteana afferma apertamente che non saranno tollerati quegli stessi peccati che, indirizzati contro il “Figlio dell’uomo”, saranno invece remissibili. Dunque due buone ragioni per non maneggiare quei testi esplosivi.

Come sempre, però, lo stesso Spirito suscitò grandi artificieri, nella fattispecie san Basilio di Cesarea in Oriente e sant’Ambrogio di Milano in Occidente, i quali (più o meno indirettamente ripescando nelle meravigliose eredità di Origene e di Tertulliano) riuscirono a maneggiare i versetti della discordia senza restarne uccisi.

Dopo aver messo al sicuro la divinità di Cristo, infatti, i due si diedero a dimostrare quella dello Spirito utilizzando, tra gli altri passi scritturistici, proprio questi. Leggiamo Ambrogio:

Penso, grande Imperatore [il De Spiritu Sancto di Ambrogio è dedicato a Graziano, N.d.T.], che ne risultino soprattutto confutati quelli che respingono lo Spirito Santo. Che sappiano, costoro, come essi sono confutati non solo dalle testimonianze degli Apostoli, ma pure da quella di Nostro Signore; come possono osare di respingere lo Spirito Santo, dal momento che il Signore stesso disse: «Colui che bestemmierà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma chi bestemmierà contro lo Spirito Santo non sarà mai perdonato, né qui né altrove» [Mt 12, 32]. E come fanno costoro a ricacciare lo Spirito Santo tra le cose create? O chi sarà tanto cieco da pensare che se uno maledice una creatura non ci sarà modo di perdonarlo? Infatti gli ebrei furono privati della divina protezione perché adoravano il cancello del paradiso, mentre chi adora e confessa lo Spirito Santo è accetto a Dio, ma colui che non lo confessa è reo di sacrilegio senza perdono: certamente ne consegue che lo Spirito Santo non può essere annoverato tra le cose create, ma poiché Egli è al di sopra di tutte le cose un’offesa a Lui è rea di castigo eterno.

E subito Ambrogio, che si rende conto di aver offerto un fianco troppo scoperto al contropiede degli “pneumatomachi” (venivano chiamati così, nella polemica, quanti negavano la dignità dello Spirito Santo), riprende:

Ma bada con attenzione a cosa ha detto il Signore: «Colui che bestemmia contro il Figlio dell’Uomo sarà perdonato, mentre chi bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà mai perdonato, né ora né alla fine dei tempi». Dunque un’offesa contro il Figlio è diversa da una contro lo Spirito Santo? Se la loro dignità è unica, ed è comune a entrambi, lo stesso vale per l’offesa. Però se qualcuno – distratto dal corpo umano, soggetto ai sensi, dovesse pensare in qualche modo che il passo si spiega col riferimento al Corpo di Cristo (che non dovrebbe apparirci cosa degna di poca attenzione, visto che esso è il tempio della castità e il frutto della Vergine!), egli si rende colpevole, ma non viene escluso dal perdono in quanto può ancora accedervi mediante la fede. Ma se uno nega invece la dignità, la maestà e l’eterno potere dello Spirito Santo, e pensa che magari i demonî non vengano scacciati dallo Spirito Santo, bensì da quello di Belzebù… non si può ricevere il perdono lì dove si è all’apice del sacrilegio: chi ha negato lo Spirito Santo ha negato anche il Padre e il Figlio, perché è lo stesso Spirito di Dio che è lo Spirito di Cristo.

Ambrogio, De Spiritu Sancto, 3, 53-54

Come si vede, dunque, c’è stata un’epoca in cui il peccato contro lo Spirito Santo significava in estrema sintesi “negare la divinità della Terza Persona” (e tutti gli attributi che ne discendevano).

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni