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Una storia eccezionale per spiegare la grande differenza tra il cristianesimo e le altre religioni

Catholic Link - pubblicato il 30/10/17

“Il pozzo” stesso, la situazione che abbiamo appena descritto, è un personaggio che sembrerebbe agire e che di fatto non è del tutto negativo. Ci dà la possibilità di guardare in superficie, e anche se stretto e ripido offre costantemente luci di speranza, mantiene viva la fede, che continua stanca ad aspettare che accada qualcosa. La nostra situazione, il pozzo in cui siamo caduti, negativo per definizione, è un’opportunità, perché chi non è rimasto intrappolato non ha bisogno di essere salvato. Nella Veglia Pasquale cantiamo “O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore”.

Quelli che si accostano per aiutare sono di fatto molto più simili a noi di quanto vorremmo. Lo diceva già San Giacomo nella sua lettera criticando i primi cristiani quando esprimevano la loro fede senza opere, dicendo “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi” senza dar loro cibo e calore (cfr. Gc 2, 16). Teoricamente è inconfutabile. Pregare, fare sacrifici, agire bene, tenersi lontani dal male… Consigli che tutti abbiamo dato e ricevuto, che sono in sostanza un modo per uscire dal pozzo che ci ha intrappolati… ma manca un elemento fondamentale, ovvero il fatto che i meriti da soli non salvano nessuno.

L’“uomo salvatore” ci fa pensare automaticamente a Gesù, e sono certo che non ci sia bisogno di essere cristiani per rendersi conto della metafora. Ma non è un semplice salvatore, un supereroe che dopo la sua impresa posa per il selfie e poi scompare. Ecco la differenza radicale tra il nostro Salvatore e le proposte di salvezza che ha ricevuto in precedenza l’uomo che era caduto, e ancor di più ecco la differenza tra il cristianesimo e le altre forme di fede.

Il nostro Salvatore si coinvolge, non si limita a lanciare la corda, ma si espone alle scomodità e ai rischi di cadere nel pozzo. Ancor di più: prende su di sé il peso dell’uomo e lo riscatta, non gli offre solo un’alterativa o una soluzione, ma è Egli stesso la soluzione e fa tutto il lavoro. Non c’è alcun merito da parte dell’uomo caduto, solo il fatto di aver detto che voleva essere libero e di voler uscire dal pozzo in cui si trovava. Questo fa sì che il salvatore si coinvolga con la persona salvata. Non si tratta solo di un bel messaggio o di parole che hanno senso, ma si stabilisce una relazione. È questa la chiave del cristianesimo: stando in un pozzo dal quale non possiamo uscire da soli, stabiliamo una relazione con chi ci salva. Essere cristiani non è solo credere in Cristo, ma stabilire un rapporto con Lui.

Prima di terminare e seguendo la dinamica di metterci al posto di ciascun personaggio, dobbiamo essere anche noi quell’uomo salvatore che avendo la possibilità di salvare un altro guarda in basso e, rispettando la sua libertà, si impegna, offre aiuto e si spende. Essere cristiani non è solo vivere l’esperienza della salvezza, ma essere imitatori di Cristo, portando la sua salvezza a tutti gli uomini caduti in un pozzo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI L’ORIGINALE

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Tags:
cristianesimodifferenzareligioni
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