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Le apparizioni di Medjugorje: vere o false, ecco come capirci qualcosa

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Voglio dirvi qualche parola su Medjugorje, qualche parola che mi sembra utile. Ho pensato che è utile, nella pretesa di insegnarvi come catechisti – ma anche come colleghi di lavoro di gente non credente – come si debbono affrontare questioni come queste. Noi dobbiamo essere “furbi” in questioni come queste. Furbi non nel senso dei furbastri, alla maniera cioè di gente che nasconde la verità, ma furbi nel senso di “scaltri” – come insegna Gesù – , per capire questa questione, come ogni altra questione, e trovare un modo di mostrare sempre il cuore delle cose e, in fondo, di annunciare in ogni occasione la novità del Vangelo, piuttosto che incartarci in sterili dispute che, alla fine dei conti, lasciano il tempo che trovano.

Dobbiamo essere “scaltri” perché l’opinione pubblica ci vuole divisi. La gente vede il fenomeno Medjugorje e dice: «Adesso li freghiamo, perché sottolineiamo sui media soprattutto che una parte dei cristiani ci crede e un’altra parte non ci crede, così abbiamo diviso in due il campo avversario e più litigano fra di loro, chi ci crede contro chi non ci crede, e meglio è». Ovviamente questo ragionamento non sempre è cosciente, ma vedete come si divertono i giornali ad utilizzare ogni questione per insinuare il dubbio che la fede non sia vera, e che la Chiesa navighi nella confusione e in credenze oscure e irrazionali, e che i cristiani non si vogliano bene come fratelli perché una parte accusa l’altra di non essere veramente cristiana, subito contrattaccata dall’altro che replica con la stessa accusa di non avere una vera fede evangelica[1].

Noi dobbiamo essere furbi e capire che questo succede e andare, invece, dritto al cuore delle cose. Il modo di affrontare ogni problema è questo: mai fermarsi alle cose secondarie, ma andare subito al cuore, a quel cuore che è un annunzio. Andare subito a ciò che è certo, a ciò su cui non c’è dubbio e che è al contempo, bello e grande. Non bisogna partire dalle cose incerte, bensì iniziare da ciò che è vero e nuovo nel cristianesimo, da ciò che è appassionante, da ciò che mostra la vicinanza di Dio. Poi, da lì, ma solo dopo questo inizio, non dobbiamo avere paura di affrontare anche ciò che non è del tutto chiaro.

1/ La Madonna è apparsa, appare e apparirà

Ebbene direi allora, pensando a come presentare Medjugorje, a come presentare la commissione della Chiesa voluta dal papa sulle apparizioni, pensando alle perplessità di molti e alla gioia e alle conversioni di molti altri, che si dovrebbe dire una prima cosa. Si potrebbe partire da una prima affermazione che non solo ogni cristiano serio – sia che creda a Medjugorje sia che non ci creda – non può che accettare, ma che anche è un vero annunzio di fede: la Madonna è vicina agli uomini, la storia è guidata dalla provvidenza di Dio e protetta dall’intercessione della Madonna che, insieme ai santi, realmente incide nella storia, di modo che la Chiesa non ha problema alcuno a credere che Maria è apparsa, appare e apparirà nella storia.

Insomma, prima di parlare di Medjugorje, credo sia fondamentale parlare della importanza di Maria e del dono della sua presenza viva nella Chiesa. Questa sua presenza viva è un “patrimonio” comune per tutti. Ogni discussione nella Chiesa avviene a partire da questa fede comune.

Per questo le apparizioni della Madonna sono definite in un recente documento “un aiuto alla fede”[2]. La Madonna è apparsa e appare nella storia, prima ancora la Madonna è colei che agisce di modo che «qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fïate liberamente al dimandar precorre»[3]: questo resta vero, anche se un giorno al limite si dovesse scoprire che non ci sono state apparizioni a Medjugorje.

La Chiesa discute di Medjugorje proprio perché ha dei criteri per dire come Maria agisce nella storia, perché Dio ci salva con l’aiuto dei suoi santi che non sono mere pedine passive, ma protagonisti nel dramma della storia perché amano il mondo dal cielo.

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