Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

La crescita del bambino nei primi 30 giorni di vita

© Public Domain
Condividi

Cosa accade dopo la nascita? Al ritorno a casa di cosa c'è bisogno? I pediatri dell'ospedale Bambin Gesù rispondono

Tra 0 e 30 giorni

Si definisce neonato il bambino dalla nascita fino a 30 giorni di vita. In base all’età gestazionale si considera “a termine” se nasce tra le 37 e le 42 settimane di gestazione calcolate a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione, “pretermine” se nasce prima di aver raggiunto le 37 settimane e “post-termine” se la gravidanza si prolunga oltre la 42a settimana.

Dopo la nascita

Appena nato il bambino viene visitato dal pediatra e gli viene attribuito un punteggio chiamato indice di Apgar”. A seguire si effettua la cosiddetta “profilassi alla Credé”, obbligatoria per legge, che prevede la somministrazione oculare di un collirio o di una pomata antibiotica (per prevenire una possibile infezione batterica) e si somministra la vitamina K (per la prevenzione della “malattia emorragica del neonato”). Importante è anche l’applicazione, intorno al polso o al piedino del bambino, di un braccialetto di identificazione sul quale viene riportato nome, cognome e numero di cartella clinica. Il neonato viene quindi posto a contatto pelle a pelle con la mamma per almeno un’ora al fine di avvicinarlo al seno e, se possibile, effettuare la prima poppata. Dopo aver fatto il bagnetto, medicato il moncone ombelicale, vestito con indumenti preferibilmente di cotone, il bambino viene portato nella stanza
insieme alla mamma. Più tardi, a 2-3 giorni di vita, verrà effettuato lo “screening neonatale”.

Bambin Gesù

Il cordone ombelicale

Il funicolo o cordone ombelicale, nel neonato a termine, è lungo circa 55 cm e rappresenta il collegamento tra la
circolazione sanguigna fetale e quella materna. Si inserisce al centro della placenta ed è composto da una vena, due arterie e da una sostanza molle, semifluida e gelatinosa che circonda questi vasi, chiamata gelatina di Wharton. La vena ombelicale porta sangue arterioso dalla placenta al feto e le due arterie ombelicali (originano dalle iliache interne) drenano il sangue venoso dalla circolazione fetale. Dopo il parto il cordone viene clampato e reciso a circa 8-10 cm dall’addome del neonato, chiuso con un una molletta di plastica ed avvolto con garza sterile. Il moncone ombelicale che residua nei giorni seguenti si disidrata (si mummifica), assume un colorito scuro e si distacca nell’arco di due settimane. Durante questo periodo, al fine di favorirne la mummificazione ed evitare la comparsa di infezioni, può essere disinfettato con una garza imbevuta di alcool a 70° (cambiata più volte al giorno), con lo zucchero a velo o con la clorexidina. A seguito della caduta permane una piccola ferita, che si cicatrizza entro i seguenti 7 giorni, che prende il nome di ombelico. L’arrossamento o edema alla base del moncone, la secrezione sierosa-ematica o purulenta o il cattivo odore possono indicare la presenza di una infezione e vanno segnalate al pediatra curante. Vanno inoltre riferite eventuali perdite di sangue, soprattutto se persistenti, in quanto possibile segno di una malattia emorragica del neonato. La ritardata caduta del moncone ombelicale (oltre un mese) potrebbe invece indicare la presenza di un deficit immunitario. Talvolta può persistere un tessuto di granulazione esuberante chiamato “granuloma”, di colore rosso scuro o roseo, morbido, di aspetto vellutato, con dimensioni tra i 3 e i 10 mm. A questo può aggiungersi una secrezione siero ematica, che facilmente può sanguinare in seguito a traumi. La gestione del granuloma si basa sull’utilizzo di toccature locali con nitrato d’argento. Il mancato trattamento conduce ad una più lenta guarigione e alla formazione di un cheloide, tessuto sovrabbondante al centro dell’ombelico. In alcuni casi l‘ombelico può non trovarsi allo stesso livello del piano cutaneo addominale e si mostra come una sporgenza della pelle all’attaccatura del cordone. Questa evenienza, chiamata “ombelico cutaneo”, tende nel tempo a migliorare e non ha nessuna implicazione chirurgica, ma soltanto di tipo estetico. Per “ernia ombelicale” si intende una sporgenza sulla cute al di sopra dell’ombelico, in genere delle dimensioni di 1-2 cm (ma può raggiungere anche i 5 cm), che nella gran parte dei casi tende a ridursi fino a scomparire nelle settimane seguenti. Solo raramente, nel caso dovesse persistere nel tempo (4-5 anni di età), potrebbe rendersi necessario un trattamento chirurgico.

Bambin Gesù

Cos’è l’Indice di Apgar ?

Subito dopo la nascita il personale sanitario, basandosi sull’osservazione, valuta il neonato monitorizzando 5 parametri: la frequenza cardiaca, il tono muscolare, l’attività respiratoria, i riflessi ed il colorito della pelle. Il punteggio di Apgar racchiude tutte queste voci ed attribuisce a ciascuna di esse un punteggio da 0 a 2. L’indice totale si ottiene attraverso la loro somma e può quindi variare da 0 a 10. L’Apgar si valuta al 1°, al 5° minuto dalla nascita e ogni 5 minuti se ritenuto necessario. In base al punteggio è possibile suddividere i neonati in 3 gruppi. Il punteggio da 7 a 10 individua un neonato normale, vitale e sano.

Bambin Gesù

Cos’è lo screening neonatale?

Si tratta di un esame che viene effettuato, per legge, tra le 48 e le 72 ore di vita (in genere prima della dimissione dal punto nascita), con una puntura eseguita sul tallone del neonato. Attraverso di esso è possibile diagnosticare precocemente alcune malattie ereditarie che interessano il metabolismo, causate ad esempio dalla mancanza di uno specifico enzima senza il quale la via metabolica si ferma e, di conseguenza, aumenta la quantità nel sangue di sostanze (i cosiddetti metaboliti) potenzialmente tossici. Alcune di queste malattie incidono sulla qualità della vita, mentre altre possono condurre addirittura a morte. Se invece vengono diagnosticate precocemente, possono essere curate attraverso la dieta e/o l’uso di farmaci. Classicamente sono stati ricercati l’ipotiroidismo congenito, la fibrosi cistica e la fenilchetonuria, ma attualmente la diagnosi si è allargata ad ulteriori 40 malattie attraverso lo “screening metabolico allargato”, reso possibile da una metodica chiamata Spettroscopia di Massa Tandem. Solo se lo screening è positivo la famiglia viene richiamata ed avviata a centri di riferimento che si occupano in maniera specifica della malattia per cui lo screening é risultato positivo.

Bambin Gesù

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni