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Quali sono i 3 atti che ogni penitente dovrebbe compiere in modo efficace?

OSSERVATORE ROMANO/AFP PHOTO
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La penitenza (o riconciliazione) deve sempre rispettare: contrizione, confessione e soddisfazione. Se non si comprende il loro vero significato, il sacramento sarà inefficace!

2) CONFESSIONE

La confessione al sacerdote (nn. 1455-1458) è essenziale, perché senza di essa i peccati non sarebbero sottoposti al giudizio della Chiesa, alla potestà delle chiavi. Non basta, perciò, dichiararsi genericamente peccatore, occorre che la confessione sia integra: «Il fedele è tenuto all’obbligo di confessare secondo la specie e il numero tutti i peccati gravi commessi dopo il battesimo e non ancora direttamente rimessi mediante il potere delle chiavi della Chiesa, né accusati nella confessione individuale, dei quali abbia coscienza dopo un diligente esame» (CIC, can. 988, § 1).

I peccati gravi

Ciò vuol dire che vanno anche confessati i peccati gravi forse già perdonati, ma non accusati in una confessione individuale per oblio o altra impossibilità.

Il precetto di ricevere l’assoluzione sacramentale dei peccati mortali prima di ricevere la santa comunione non è una semplice legge ecclesiastica, soggetta a mutazione, ma poggia su una solida base dogmatica costituita dalle parole di 1 Cor 11,27-29, così come sono state interpretate dalla Tradizione viva della Chiesa (cf DS 1646-1647).

La raccomandazione di San Paolo

Ecco le parole di san Paolo: «Chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna». Perciò san Giovanni Paolo II affermava categoricamente che questa norma inculcata da san Paolo e dal Concilio di Trento sempre sarà in vigore nella Chiesa (Discorso del 30.01.1981).

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