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Quali sono i 3 atti che ogni penitente dovrebbe compiere in modo efficace?

OSSERVATORE ROMANO/AFP PHOTO
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La penitenza (o riconciliazione) deve sempre rispettare: contrizione, confessione e soddisfazione. Se non si comprende il loro vero significato, il sacramento sarà inefficace!

Il sacramento della penitenza è costituito dagli atti del penitente – contrizione, confessione e soddisfazione – e del sacerdote che giudica e assolve (cf n. 1491).

Come si legge in un commento di Antonio Miralles nella speciale edizione del Catechismo della Chiesa Cattolica, a cura del Gruppo Editoriale San Paolo, in coedizione con la Libreria Editrice Vaticana, tali atti sono esterni, come corrisponde a un sacramento (cf n. 1131), ma in continuità con la penitenza interiore e animati da essa.

A differenza del battesimo, inoltre, nella penitenza gli atti del penitente fanno parte del sacramento; accade qualcosa di simile nella vita corporale: nella nascita, all’inizio della vita, si è completamente passivi; nella guarigione, l’organismo umano adulto deve cooperare al processo terapeutico guidato dal medico.

1) LA CONTRIZIONE

La contrizione (nn. 1451-1454) è atto della volontà: come volontario è il peccato, volontaria deve esserne la riprovazione. Proprio nel pentirsi e indirizzare la propria condotta a Dio l’uomo esercita e manifesta la sua dignità di creatura libera. Il dolore della volontà può essere accompagnato da altre componenti sensibili di tristezza e dispiacere, e di solito è così, a causa dell’unità della persona umana, ma tali emozioni sensibili non determinano l’autenticità del pentimento, né la sua misura.

Passato e futuro

La contrizione guarda sia al passato che al futuro. Guarda al passato, perché pentirsi non è semplicemente smettere di peccare, ma implica anche il detestare il peccato commesso.

Guarda al futuro, perché include il proposito di non peccare più. La sincerità e fermezza del proposito garantiscono l’autenticità della contrizione; senza il proposito di non peccare più in avvenire, la volontà non si opporrebbe veramente al peccato.

Motivi di natura soprannaturale

I motivi del pentimento possono essere svariati, ma, perché diano luogo a vera contrizione, devono essere di natura soprannaturale: perché Dio, offeso dal peccato, è infinitamente buono; per il timore delle pene eterne dell’inferno; per la bruttezza morale del peccato ecc. Motivi semplicemente naturali non fanno del rincrescimento una vera contrizione: non ce l’ha, per esempio, il commerciante che si rammarica di aver frodato, soltanto perché ha perso la clientela. Se il pentimento è motivato dalla carità, ossia dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è perfetta.

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