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Omosessuale e cattolico: “La Chiesa ha ragione, quando chiede la castità”

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La Chiesa ha ragione, quando chiede la castità. Sul piano psicologico e umano prima che su quello spirituale

E in questo l’omosessualità non fa eccezione.

A un certo punto del mio cammino, infatti, mi è stata data la grazia di scoprire alcuni impianti teorici e scientifici che supportavano in maniera solida quello che io avevo verificato nella mia esperienza personale e in quella di tutti gli uomini che avevo incontrato: che l’omosessualità non è immutabile, ha delle ragioni, e va compresa per tutti i comportamenti ad essa correlati che impediscono una vita pienamente libera, al di là di quelli strettamente sessuali. Tali studi sono tra l’altro gli unici coerenti con la visione e le richieste della Chiesa.

Mi riferisco alla cosiddetta Teoria Riparativa, di cui magari parlerò più nello specifico in un’altra occasione e di cui il defunto Joseph Nicolosi era uno dei padri.

E sapete che ho scoperto una volta di più? Che la Chiesa ha ragione, quando chiede la castità, a chi ha ferite dell’identità come a tutti. Ha ragione sul piano psicologico, e umano prima che su quello spirituale.

Ha ragione, anche se nemmeno Lei sa perché.

E talmente poco lo sa, che i suoi pastori hanno iniziato a dubitare dell’effettivo beneficio che una vita vissuta secondo il vangelo potesse portare. Mentre gli altri cercavano giustificazioni “scientifiche” o pseudo-tali per vivere assecondando ogni proprio desiderio in maniera indiscriminata, la Chiesa non si preoccupava di capire perché fosse davvero bene per l’essere umano fare diversamente, forse nostalgica di un mondo in cui si facevano meno domande.

Per questo motivo oggi chi cita il Catechismo sul tema dell’omosessualità viene accusato di dogmatismo. Perché quando si chiede perché è bene per una persona con tendenze omosessuali non ascoltare quello che per lei sembra un desiderio istintivo di amore, la risposta che più facilmente si ottiene può essere riassunta più o meno in un “perché sì”.

Ecco, a me il “perché sì”, da cattolico, non è mai bastato. Ed è per questo che, da cattolico, mi riservo il diritto di parlare.

Leggi anche: Giorgio Ponte, l’omosessualità e la fede

L’unico “vizio” che mi riconosco in questo percorso, è stato quello di fidarmi del fatto che un bene ci fosse a andasse cercato. Molti di fronte al “perché sì”, hanno semplicemente scelto di non fidarsi più di chi li guidava e della loro buona fede e sono andati da altre parti.

Se non ti fidi del fatto che chi ti ama sta cercando di dirti qualcosa per il tuo bene, allora non cercherai nemmeno di capirne le ragioni che lui non sa spiegarti.

Perciò ecco: sì, sono cattolico e parlo da cattolico. Tuttavia il mio essere cattolico è nella libertà di chi non si rapporta con sudditanza alla sua Chiesa, ma in un rapporto di figliolanza che prevede anche il conflitto, ma che non permette a quel conflitto di mettere in dubbio l’amore, e in virtù di questo amore cerca di comprendere Colei da cui è amato e che ama.

Sono liberamente Cattolico, ortodosso, ma non dogmatico, fedele per ciò che Dio mi concede, peccatore secondo quanto la mia natura mi impone. E per questo mi sento libero di parlare e testimoniare ciò che ho verificato, anche a chi non mi ritiene credibile per farlo.

Per quanto riguarda la seconda accusa che mi si rivolge: io non ho una laurea in psicologia, ne parlerò in un secondo momento. Per ora volevo solo farvi sapere che sono tornato e che riprenderò a parlare, ovunque mi si darà l’opportunità di farlo.

A chi crede e a chi no, non smettete di cercare la Verità.

Voi siete meravigliosi.

P.S.
Chi volesse contattarmi per incontri o altro, per ora deve pensarmi nel Veneto e ricalcolare le distanze fra noi. Dopo sette anni ho lasciato la mia Milano, città straordinaria che ho molto amato, e mi sono trasferito a Verona (per quanto tempo ancora non lo so), seguendo un impulso che spero sia di Dio. Era per questo che mesi fa avevo chiesto preghiere. Grazie per chi mi ha ascoltato. Continuate a pregare, perché io capisca ciò che mi è chiesto e abbia sempre la forza di farlo. Ne ho bisogno, incessantemente.

 

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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