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“Vi racconto gli ultimi giorni di vita di Don Gabriele Amorth”

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La storica assistente Rosa: ironico e gentile fino all'ultimo, pregava il rosario tutti i giorni alle 16

Accanto a lui fino 16 settembre 2016, il giorno in cui Padre Gabriele Amorth è spirato. Rosa Del Vasco l’ha seguito e coccolato fino all’ultimo respiro.

Come si legge nelle conversazioni con Elisabetta Fezzi, raccolte nel volume  “Padre Amorth. La mia battaglia con Dio contro Satana” (edizioni San Paolo), la signora Rosa ha accompagnato Padre Amorth anche nel momento più difficile della sua vita, quello del trapasso dalla vita terrena alla vita celeste.

“MA COSA DEVO FARE?”

Rosa è stata l’assistente di Padre Amorth per trent’anni. Ha conosciuto il celebre esorcista nel 1986 tramite padre Candido, il “maestro” di Amorth,

«Io aiutavo padre Candido – ricorda la donna – entravo quando riceveva e pregavo, aiutavo a sorreggere le persone. Era un uomo di poche parole, pregava in silenzio e imponeva sempre la stola sul petto, tenendola in sede con tre dita».

«Un giorno, nell’86, l’ho accompagnato con l’auto in Vaticano e, parlando con lui, gli ho raccontato che non ho mai potuto lavorare per via dei figli che stavano sempre male; allora mi ha guardato e mi ha detto: “Questo sarà il suo lavoro, lei aiuterà don Amorth”. Io ho chiesto: “Ma cosa devo fare?”. Non ha dato risposta. Io non conoscevo don Gabriele, sono andata da lui e gli ho detto: “Mi manda padre Candido, ha detto che devo aiutarla”. Mi ha risposto: “Va bene, parlerò anch’io con lui», e mi ha subito accettata”.

IL ROSARIO

Don Gabriele è stato ricoverato al policlinico “Gemelli” di Roma nell’estate 2016 in seguito a una polmonite, ma durante il ricovero è andato peggiorando. Si era ammalato perché il cibo che gli andava nei polmoni invece che nello stomaco.

«Penso che se alla fine gli avessero praticato la tracheotomia – osserva Rosa – ce l’avrebbe fatta, ma i medici del “Gemelli hanno” preferito evitarla. Lui era abituato a pregare il rosario ogni giorno alle sedici e ha voluto mantenere questa abitudine anche durante il ricovero, così io andavo sempre a recitarlo con lui e venivano anche i medici e poi il suo superiore e il cappellano dell’ospedale».

LA SCELTA DEI MEDICI

Fino a un paio di giorni prima di morire era perfettamente cosciente, tanto che, se veniva qualcuno a trovarlo, lo benediceva. «Non parlava bene perché la gola era sempre secca però si faceva capire. Non ha ricevuto molte visite in ospedale perché i medici non lo permettevano, altrimenti sarebbe stato un viavai continuo. Alcune persone si sono proprio offese per questo».

“VOGLIO CHE TU MI GUARISCA”

L’assistente di Padre Amorth rammenta alcuni aneddoti di quei momenti.  «Ricordo che il medico gli ha chiesto: “Gabriele, cosa vuoi da me?”. E lui ha risposto: “Che tu mi guarisca”. Lui voleva tornare a casa, era proprio convinto di guarire, aveva tutti i suoi programmi: voleva avvertire le persone che era tornato e quindi ricominciare a riceverle. Sapeva che c’era tanto bisogno».

LA CURA DI ROSA

L’esorcista fin quando è stato lucido, anche nella malattia, aveva sempre un parola di riguardo per Rosa.

«Un giorno mi ha chiamato vicino al letto, mi ha guardata e mi ha detto “Oggi lei non sta bene”. Effettivamente io mi sentivo male e gliel’ho confermato. Allora ha preso il dottor Fausto e gli ha detto: “Ti raccomando Rosa”. Non gli sfuggiva niente, era una persona con una sensibilità e un’attenzione unica anche nella malattia”».

In ospedale, Amorth «non si lamentava mai anche se per cambiarlo gli infermieri ci mettevano quasi un’ora perché era pieno di tubi e tubicini».

SEMPRE A FARE BATTUTE

Ironia e simpatia l’hanno accompagnato anche durante il ricovero.

«Un giorno – evoca Rosa – in ospedale è venuta una conoscente e, quando l’ha visto a letto con la mascherina dell’ossigeno, è scoppiata a piangere. Lui ha fatto gli occhi birichini, si è tolto la mascherina e le ha fatto la linguaccia! Così abbiamo dovuto ridere. Lui aveva sempre la capacità di sdrammatizzare, alleggeriva le situazioni, come se si prendesse lui carico di tutto».

“GRAZIE, GRAZIE”

Come la simpatia, anche la gentilezza è stata una caratteristica che Amorth ha preservato fino alla fine. «Ogni volta che andavamo via diceva: “Grazie, grazie”, ma eravamo noi a doverlo ringraziare per quanto sempre ci dava. Amava proprio i rapporti umani, veri, di scambio, di amicizia. Purtroppo – chiosa Rosa – ne ha avuti pochi».

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