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Come riconoscere un bambino con grandi capacità?

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Essere superdotati è un beneficio, ma anche una differenza di cui genitori e docenti sanno molto poco

Jeanne Siaud-Facchin presenta l’esempio di un’adolescente di 13 anni. Alla domanda: “Cosa fa sì che il ferro si ossidi?”, lei risponde: “Non lo so”. La psicologa chiede: “Cos’è che non sai?” La ragazzina risponde: “Non conosco il processo chimico che permette di spiegare l’ossidazione!” La risposta “ossidazione” era così ovvia per lei che non poteva essere quella che ci si attendeva.

Il bambino superdotato intende le parole alla lettera, e quindi queste devono essere usate nella loro accezione più precisa. Questo bambino deve capire tutto, lega i come e i perché. La ricerca di senso è al centro della sua attività intellettuale ed è la forza motrice del suo pensiero.

Tutto deve avere una logica, perché il minimo dubbio, la minima incertezza introduce un granello di sabbia, una variabile negli ingranaggi della sua logica interna. Non sa come gestire l’incertezza, che lo inquieta e lo destabilizza. E a volte può soffrire per il fatto di non riuscire a far spazio al dubbio, di non riuscire a farsi trasportare.

Un bambino superdotato ha un ragionamento logico-matematico insolito. Si sente a suo agio con il calcolo mentale. Curiosamente questa logica, molto utile da piccoli, rappresenta un ostacolo all’imparare a memoria le tabelline. Se il bambino non ha successo non è per mancanza di buona volontà, ma perché non vede l’utilità di impararle a memoria quando può ottenere il risultato corretto con il proprio calcolo mentale super-rapido che usa la somma e la sottrazione come struttura basica di calcolo.

In seguito non segue i modelli accademici e non sa spiegare come arriva a un risultato corretto. Per questo la matematica può diventare più difficile all’università, quando si vede costretto a sviluppare il suo ragionamento e spiegare il risultato. Il superdotato ha un funzionamento logico-matematico intuitivo.

La mente del bambino superdotato abbonda di pensieri, è sempre in funzione. Si organizza in una struttura ad albero, dividendo e suddividendo ogni idea in idee nuove, associazioni di idee, analogie… Il pensiero comune è lineare, progressivo, riduce alle informazioni rilevanti ogni tappa del pensiero, mentre il pensiero del bambino superdotato si costruisce a reti, per ramificazioni. Questa peculiarità, combinata con una memoria eccezionale, apre la strada a idee brillanti, alla creatività e alle invenzioni.

Questo pensiero sempre in azione è difficile da organizzare e strutturare. Esprimersi è molto difficile. Come riuscire a comunicare in poche parole la molteplicità di connessioni che si formano simultaneamente nel cervello? Il bambino precoce ha difficoltà a ordinare le idee e selezionare informazioni rilevanti. Questa difficoltà è al centro dell’adattamento (o non adattamento) ai requisiti accademici.

Una personalità affettiva diversa

I bambini superdotati hanno caratteristiche emotive ben identificabili, sulle quali poi costruiscono la propria identità. Ecco le tre particolarità di base individuate da Jeanne Siaud-Facchin:

Ipersensibilità. I 5 sensi si esacerbano, e il bambino percepisce con un’acutezza eccezionale tutto ciò che accade intorno a lui. Si vede costantemente bombardato da informazioni sensoriali dell’ambiente. È particolarmente sensibile alle ingiustizie. Spesso affronta varie paure, frequentemente intense, che provengono da un segnale esterno o da un’espereinza intima vissurta fin dalla nascita.

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