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Nel “discernimento” il futuro della Chiesa: il nuovo libro del Papa

POPE FRANCIS,FERULA
Andrew Medechini | AP Photo
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“Adesso fate le vostre domande” è da un giorno in libreria: a cura di p. Antonio Spadaro (autore della prima intervista inedita), si rivela un utile sussidio per chi voglia farsi un’opinione fondata sul pensiero e sulla formazione del Pontefice Argentino

La perla preziosa del tesoro dei Gesuiti

Fin dalla lettura dell’indice non sfuggirà al lettore non superficiale che un tratto distintivo del libro è il fatto che tutti i capitoli riportano dibattiti avuti con religiosi (maschi: dunque in massima parte degli ecclesiastici in senso stretto). Con un filo d’attenzione in più si noterà che, mentre il primo e l’ultimo capitolo rendono conto di due dialoghi avvenuti nel contesto di congregazioni dei superiori generali, tutti gli altri avvengono con dei gesuiti. Naturalmente la selezione è fatta a tavolino, ma non per questo essa va tenuta per “artificiale” in senso deteriore: anzi, l’occasione di Adesso fate le vostre domande, direi dunque l’originalità della raccolta, sta nel mostrare come per Francesco sia proprio la vita religiosa, e in particolare la proposta ignaziana, a offrire alla Chiesa l’occasione di un rinnovato slancio profetico – e questo è tutto fuorché scontato, in un momento storico che ancora sembra incapace di rispondere in modo conciso e convincente alla domanda sessantottina sul senso e sull’utilità della vita consacrata.

Se dunque di questo argomento si parla in svariati altri punti del libro, in uno in particolare è percettibile un’assonanza quasi letterale con la questione del discernimento, che l’infuocato (spesso capzioso) dibattito attorno ad Amoris lætitia ci porta insensibilmente ad accostare recta via alle “situazioni irregolari” della vita coniugale e famigliare.

Rispondendo dunque a una domanda di un confratello filippino su come promuovere e accompagnare le vocazioni sacerdotali (siamo nel capitolo terzo – Uscite nelle periferie dell’esistenza), il Papa ha ripercorso quei medesimi principî generali, declinandoli però nello specifico “discernimento vocazionale”.

Anzitutto, dobbiamo essere onesti davanti alle domande che i giovani possono fare. E poi, bisogna accompagnare i candidati. Un passo alla volta. Bisogna accompagnare il loro processo. Un processo vocazionale richiede pazienza. Il giovane va e viene. Bisogna avere molta pazienza. Nessuna persona che intraprende la via della sequela di Gesù lo fa col cento per cento di purezza d’intenzione: c’è sempre una mescolanza di altre cose, e vanno purificate strada facendo. Non esiste il gesuita purosangue: e se non esiste alla fine, figuriamoci all’inizio. Non ne troverete di perfetti. Preparatevi ad accompagnarli.

Ivi, 111

Quanto sano realismo mostra, il Santo Padre, nel tratteggiare i chiaroscuri dei processi umani! E a chi teme che “andando a stringere” il senso di “tutte queste belle parole” si ricada nel lassismo o peggio ancora, nel relativismo, aveva già risposto tra le righe lo stesso Papa Francesco, che proprio nelle pagine precedenti aveva ripercorso con i suoi interlocutori la storia della Compagnia nel Novecento – storia difficile fatta di sbalzi e di scompensi, di brusche virate e di repentini controsterzi.

L’esame di coscienza è essenziale al discernimento

Un paradosso che ne emergeva era che proprio le direzioni più schematiche nell’applicare i principî erano quelle che, alla prova dei fatti, si dimostravano le più rovinose quanto alle ricadute.

Mi viene in mente un aneddoto su p. Ledóchowski: era un uomo di alto livello e di governo, ma credette che avrebbe aiutato la Compagnia facendo l’Epitome Instituti, disciplinando tutto. Soddisfatto, la portò al primo abate dei benedettini. Che lo ringraziò molto. Ma qualche giorno dopo lo richiamò e gli disse: «Lei con questo testo ha ucciso la Compagnia». Una Compagnia statica, piena di missionari dappertutto, ma con una mistica di governo disciplinare. Quando sono entrato in noviziato, nel 1958, tutto era regolamentato secondo le consuetudini del noviziato di Villagarcía. Alla domenica, siccome avevamo ascoltato la predica, non facevamo l’esame di coscienza. Se sant’Ignazio li avesse avuti a portata di mano, avrebbe dato loro una bella ripassata: le consuetudini facevano perdere ciò che era essenziale. L’esame di coscienza è essenziale per il discernimento. Siccome avevi sentito il sermone, niente esame di coscienza… Ecco: la Compagnia si era disciplinata staticamente.

Ivi, 106-107

Insomma, il nuovo libro-intervista del Papa ha un pregio che – al netto della qualità di un autore – non si può dare per scontato quando ci si trova di fronte a una raccolta di scritti: attraverso un genere letterario aperto e confidenziale, non privo di riferimenti a fonti ben antecedenti alla situazione contingente del singolo dialogo, esso offre al lettore un’utile cornice per comprenderne le categorie e così formarsi del Papa e del suo pensiero un giudizio più contingente e accurato di quello accessibile tramite l’informazione (anche religiosa) ordinaria.

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