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Condividere la fede con peccatori spettacolari

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Alan Sheldon | Shutterstock

David Mills - pubblicato il 19/10/17

Quando le persone passano al lato oscuro, nella maggior parte dei casi mantengono gli altri aspetti della propria identità, perché è quello che sono

Alcune persone che si definiscono cattoliche ci fanno fare brutta figura. I gangster, ad esempio. I nostri fratelli ebrei hanno lo stesso problema. Wikipedia dice che “per vari decenni dopo la II Guerra Mondiale, le figure dominanti del crimine organizzato erano ebrei e italiani di seconda generazione, che spesso lavoravano in modo concertato”.

Quando ero bambino, tutti pensavano che i criminali della mafia con il cognome italiano rappresentassero il cattolicesimo. Era una religione popolare. Era una questione di identità etnica diversa dalla religione. Alcuni cattolici come il Papa possono parlare molto di Dio e della bontà, ma nella vita reale i cattolici facevano ciò che volevano. Guardate la mafia. Guardate uomini come Al Capone, che ha ucciso a destra e a manca. Guardate “Lucky” Luciano, che ha creato il crimine organizzato in America.

La criminalità organizzata ebraica

C’era anche una criminalità organizzata ebraica. Pensate a Moe Greene e Hyman Roth, del film Il Padrino. Alcuni dei nomi più famosi sono Bugsy Siegel (il modello per Greene), Meyer Lansky (il modello per Roth) e Dutch Schultz.

Potete trovare qualche storia fosca in Why Gangsters Who Broke Every Law Still Went to Services on Yom Kippur, pubblicato sul sito web ebraico Tablet. Un esempio è la storia del sicario Sam “Red” Levine, un truce omicida “di mestiere” che era al contempo un ebreo ortodosso osservante.

“Indossava sempre una kippah sotto il cappello, mangiava solo cibo kosher e osservava coscienziosamente lo Shabbat”, dice la storia. Non progettava colpi nello Shabbat, ovvero dal tramonto del venerdì a quello del sabato, e se doveva proprio uccidere qualcuno nello Shabbat indossava un talled (lo scialle di preghiera) e pregava, e poi andava a uccidere la sua vittima.

C’era anche Lepke Buchalter. “Guidava un esercito di gangsters che terrorizzava l’industria dell’abbigliamento di New York. Le armi della sua banda erano acidi distruttivi, mazze ferrate, manganelli, coltelli, fuoco, punteruoli da ghiaccio e fucili”. E tuttavia “era un figlio tenuto in grande considerazione e un marito e padre affettuoso. Si definiva ebreo, contribuiva a livello finanziario alla sinagoga frequentata dalla madre, assisteva ai servizi religiosi nei giorni di precetto e secondo l’FBI a casa conduceva una vita tranquilla”.

Come può essere?

Come possono averlo fatto? Come hanno potuto i gangster cattolici fare cose così terribili e andare comunque a Messa (quando ci andavano)? Tutto questo dice qualcosa sull’ebraismo e sul cattolicesimo? I giudizi e pregiudizi che sentivo da bambino erano giusti?

Sì e no. È giusto nel senso che essere cattolici è parte di essere altre cose, come essere ebreo significa esserlo qualsiasi altra cosa si sia. Queste identità appartengono alle persone, e sono ricche di collegamenti, rituali e reti. Le culture etniche forti formano le persone. Chi è cresciuto cattolico o ebreo è come argilla modellata e poi cotta per diventare solida.

Ogni cultura ha il suo lato oscuro. Alcuni abbracceranno questo lato oscuro. Guardate la storia raccontata nel secondo film de Il Padrino. Quando le persone scelgono il lato oscuro, nella maggior parte dei casi mantengono anche altre parti della propria identità. È quello che sono.

L’autore dell’articolo del Tablet, Robert Rockaway, spiega che gli ebrei giunti negli Stati Uniti dall’Europa orientale mantennero la propria identità ebraica, includendo le pratiche religiose tradizionali.

Facendo parte di una minoranza esigua, povera e spesso odiata si attaccarono ancor di più alle proprie tradizioni, ma questo spinse anche alcuni a entrare nel mondo del crimine.

La loro può essere stata quella che l’autore definisce una “religione ebraica popolare”, ma era reale. Era parte di quello che erano. Anche quando qualcuno è diventato un criminale ha mantenuto la sua religione. Non necessariamente nel modo corretto, ma l’ha mantenuta. I gangster cattolici hanno fatto lo stesso. È così che funzionano le società. È così che è la gente.

E allora sì, i giudizi che sentivo da bambino erano in un certo senso giustificati, ma in realtà no, non lo erano. Ovviamente si ha un’identità spiccata, alcuni manterranno la propria religione anche se fanno cose molto negative. Ci saranno gangster che vanno a Messa e altri che vanno in sinagoga.

La Chiesa cattolica lo sa. Sa come funzionano le società. Dio ci ha dato una Chiesa che attraversa la storia portando la Fede, anche se è composta da persone che peccano.

Il fatto che alcuni cattolici facciano cose terribili non fa sì che la Chiesa smetta di essere il luogo in cui Dio accoglie il peccatore. Il che è una cosa positiva per tutti noi, anche se non pecchiamo in modo spettacolare come Sam “Red” Levine o Charles “Lucky” Luciano.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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