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Baby blues, depressione post-parto e le conseguenze sul bambino

Tolikoff photography - Shutterstock

Luz Ivonne Ream - pubblicato il 19/10/17

Che brutte sensazioni! Provavo una solitudine impressionante! Guardavo il mio bambino e piangevo ancor di più. Mi sentivo ingrata perché non gioivo per quell’enorme regalo che avevo ricevuto dalla vita.


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Volevo davvero provare gioia, felicità, allegria, ma non ci riuscivo. Le lacrime uscivano senza che lo volessi.

All’improvviso ho avuto l’istinto – perché nessuno mi ha detto di farlo – di parlare con il mio bambino, di dirgli come mi sentivo e di toccarlo molto. Me lo accostavo perché sentisse il battito del mio cuore, gli ripetevo costantemente che non era lui il responsabile di come mi sentivo e gli chiedevo perdono per il fatto di trasmettergli la mia tristezza.

All’epoca non sapevo che esistesse il famoso baby blues proprio delle madri primipare, e che questo implica cambiamenti d’umore, irritabilità, pianto senza motivo o aumento di suscettibilità. E non sapevo nemmeno che dovevo osservare quei cambiamenti in me e accertarmi che non si prolungassero e non diventassero più intensi, perché correvo il rischio che il baby blues passeggero diventasse una depressione post-parto.

Poco tempo dopo notai che se ero calma mio figlio non piangeva e dormiva tutta la notte.

Tutti i miei atteggiamenti, i miei stati d’animo, perfino quello che mangiavo influiva su mio figlio.

Ho capito che lui ed io avevamo un legame emotivo impressionante e che io ero il suo termometro.

Tutto quello che ho fatto o ho smesso di fare con mio figlio all’epoca ha avuto ripercussioni oggi. Ho preso l’abitudine di mettergli della musica ambientale, una in particolare in cui si sente da lontano lo scorrere dell’acqua e il canto degli uccellini. È a tal punto così che ancora oggi, ogni volta che mio figlio si sente triste, ansioso o irritato, ascolta quella stessa melodia e automaticamente il suo livello di stress si abbassa. Dice di sentire molta pace, e che il canto degli uccelli gli ricorda me perché ogni volta che si svegliava e piangeva gli fischiavo come segno del fatto che lo avevo ascoltato e andavo a prenderlo dalla culla.

È importante che le donne che vogliono essere madri siano pronte ad affrontare tutto questo. La cosa più importante è che si informino su ciò che è normale sentire o sperimentare e su quello che non lo è, e su cosa si deve fare.




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È anche importante sapere che i bambini sentono e ascoltano assolutamente tutto fin da quando sono nella pancia: amore, rifiuto, accettazione, tristezza, grida, stati d’animo… tutto!

Per questo bisogna fare di tutto per avere una gravidanza il più sana possibile, a livello sia emotivo che fisico, e per vivere il periodo successivo al parto in un ambiente di armonia, amore e pace.

Subirete gli effetti dei cambiamenti ormonali, su cui non possiamo avere il controllo perché è un processo naturale del corpo. Possiamo però controllarne le conseguenze, e far sì che queste siano il più lievi possibile. Eviterete così di passare da un normale baby blues a un disturbo ben più preoccupante.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
depressione post partomaternità
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