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È nato il Movimento femminile delle donne cristiane

Pixabay.com/Public Domain
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Per opporsi al buio della grande apostasia di questo secolo e illuminare le donne confuse dal dominio del pensiero unico

La donna fin dalla creazione è stata sempre tentata, ed oggi più che mai rischia di rinnegare la propria vocazione, la chiamata alla maternità che biologicamente ha iscritta dentro di sé. Anche Carmen lo ricordava sempre: “La donna è fabbrica della vita”. Il demonio ha continuamente insidiato la donna per minacciare la sua collaborazione al progetto di Dio, e questa altissima vocazione è stata tradita dal movimento politico, culturale e sociale del radicalismo femminista, che ha cominciato a mettere profondamente in dubbio la missione femminile con lo slogan: “La maternità è l’oppressione della donna”, è un peso che la rende schiava, che non le offre la possibilità di realizzarsi.

Questa è la base su cui è cominciata la nostra riflessione, la mia e quella dell’amica Costanza Miriano a cui parlai del progetto e di tutte le altre – Chiara Iannarelli, Raffaella Frullone, Francesca Centofanti, Emanuela Pongiluppi Eleuteri, Laura Terrana, Sabrina Bosu, Rosaria Sarnataro – che si sono man mano aggiunte.

Anche l’ideologia gender che proviene dai paesi del Nord Europa, dall’America, fin dagli anni 50’-60’, ha portato molta confusione sull’identità di genere, soprattutto quella femminile. Questa educazione di genere viene ad intaccare il rapporto e l’alleanza tra l’uomo e la donna. Noi pensiamo, anche come educatrici, che l’ideologia gender – che afferma di essere in grado di sconfiggere la violenza sulle donne – sia assolutamente falsa. Non è così! Anzi, i dati purtroppo dicono il contrario: in quei paesi il tasso di violenza sulle donne è molto più alto che in Italia. Allora perché dobbiamo importare un modello che si è rivelato fallimentare? Quando oggi ciò che è necessario è ricostruire un’alleanza tra uomini e donne? Un’alleanza forte, priva di una rivalità stupida volta a raggiungere una fantomatica parità che ci costringe dentro un calderone liquido dove tutto sembra essere miseramente uguale, senza alcuna distinzione. L’uomo e la donna non sono uguali, lo sono sul piano della dignità, dei diritti, delle opportunità, ma non sono uguali! Le nostre differenze compongono l’unità che da’ origine alla vita. Due corpi uguali non danno origine alla vita. Speriamo e crediamo che questo movimento possa aiutare le donne a salvaguardare la ricchezza delle differenze che ci contraddistinguono.

Giusy nel post su Facebook in cui annunci il debutto in rete del Movimento scrivi:

“Molte di noi seguono donne ferite, donne straordinarie e ordinarie, donne lontane e vicine, donne sostenute con la preghiera, con la nostra vicinanza, con la nostra testimonianza, annunciando loro di non abbattersi perché Cristo vince la condanna di vivere per se stesse”.

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L’inganno del mondo è far credere alle donne che vivere per se stesse sia la chiave della felicità, a partire dal proprio corpo. Ma usarlo come strumento di piacere in assenza di un’autentica relazione con l’altro è egoismo, è una schiavitù. Noi vogliamo annunciare a queste donne che Cristo ha rotto le catene e, attraverso la maternità, ci ha liberato dall’egoismo di vivere solo per noi stesse. Perché vivere per se stessi è un lento suicidio, conduce all’isolamento e ad una solitudine assoluta che chiude in un laccio di morte.

Perché tante donne cadono nell’inganno di vivere per se stesse?

Stiamo cadendo in questo tranello, perché è l’illusione di tutte le generazioni quella di pensare di poter essere più felici potendo usare il proprio corpo a piacimento. Questa è una tentazione molto seducente. La donna oggi più che mai deve essere bella, giovane, ci sono donne che a 50 anni ne dimostrano 30, oggi tutto deve ruotare intorno ad una società che privilegia il consumo e la produttività. A tal punto che alcune grandi aziende come Apple e Facebook sono arrivate a proporre come “bonus” alle loro giovani dipendenti di congelare i propri ovuli per rinviare il progetto di maternità visto come ostacolo alla carriera. Per mantenersi belle si va in palestra, si comprano creme, si fanno massaggi, ci si sottopone ad interventi chirurgici per nascondere i segni dell’età: tutto va nella direzione di un’immagine di donna che non invecchia mai, che fa mille cose, che è sempre sulla cresta dell’onda, che non può ammalarsi, non può invecchiare, sperimentare debolezze, fallire. Un modello esageratamente costoso sia in termini di investimento di energie psicologiche che economico. Questa prospettiva deve ovviamente negare la chiamata alla maternità, in quanto le si oppone come un intralcio, e quindi bisogna eliminare tutto ciò che ne ostacola la realizzazione. La bellezza oggi è indissolubilmente legata al successo: anche la mania dei selfie evidenzia questo continuo desiderio di apparire, quasi esasperato, di esserci sempre. Al contrario Maria è l’esempio di quanto sia fecondo il nascondimento perché la negazione di sé non significa rinunciare alla propria identità, ma donarla all’altro e vederla quindi moltiplicata. Il mondo ha paura di questa verità: ritiene che donarsi significhi negarsi, e non avere quindi identità. Mentre Gesù Cristo ha ribaltato tutto: più ci si dona più si è.

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