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Metti Gesù e Bud Spencer seduti in Cielo a mangiare spaghetti…

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Esce domani in libreria “Spaghetti con Gesù Cristo” di don Samuele Pinna. A più di un anno dalla morte di Carlo Pedersoli, universalmente noto col nome d’arte di “Bud Spencer”, arriva un felice tributo d’affetto a evidenziare la bellezza e la complessità del percorso di vita dell’artista

Al cuore di un grande viaggio

“Grazie”, peraltro, è stata l’ultima parola detta da Bud Spencer ai suoi famigliari, e al di là del suo valore eucaristico è geniale anche dal punto di vista della “scenografia”. Nella prima parte del libro don Pinna aveva significativamente fatto osservare che l’immensa epopea de Il Signore degli anelli si conclude con l’asciutta riga: «Egli trasse un profondo respiro. “Sono tornato”, disse». E lascia la parola a Gnocchi e a Palmaro, giacché soltanto

un genio poteva chiudere con una simile riga le 1.258 pagine di un capolavoro come Il Signore degli anelli. In quest’ultima riga, di cui Samvise Gamgee è protagonista assoluto, si racchiude il segreto dell’immortalità letteraria. Perché la grande epopea, la grande poesia, il grande romanzo, alla fine, non sono altro che il grande racconto del ritorno a casa. Non sono altro che la riscrittura della parabola del figlio prodigo. Perché la grande epopea, la grande poesia, il grande romanzo sono riti letterari dell’unica vera religione, che è quella cattolica.

Ivi, 32

Non si tratta quindi di una canonizzazione o dell’erezione di un simulacro cui tributare nostalgici sbuffi d’incenso: il racconto della vita di Bud Spencer – una vita in parte girovaga e frammentaria (come sono tutte le vite vere, che acquisiscono unità e senso unicamente nello sguardo giubilante del naufrago superstite) – è l’ennesima prova del fatto che nel Grande Viaggio le tappe sono già parte (ed antipasto) della meta.

Bud Spencer –  ricorda don Pinna – inizia i capitoli della sua autobiografia sempre con un esergo tratto da un grande pensatore per poi giustapporne uno suo. In […] [una] sezione cita Honré de Balzac: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi», per poi aggiungere dal suo repertorio: «Io ci vedo poco, ma intanto parto lo stesso».

Ivi, 24

E con questo motto arguto e sornione, umile come sono le parole di un uomo «del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore», perfino Balzac mi resta meno indigesto. Buon pranzo, Bud: ci vediamo presto.

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