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«L’amore di coppia? Sto bene così, ho scelto di dedicare la mia vita ai ragazzi»

Alessandro D'Avenia
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Lo spiega lo scrittore tanto amato dai teenager, Alessandro D'Avenia, che del celibato ha fatto una ragione di vita

Cosa spinge oggi un giovane a restare celibe e dedicare la sua vita a Dio e agli altri? Lo spiega uno degli scrittori più amati dai teenager: Alessandro D’Avenia.

Quarant’anni, insegnante in un liceo milanese, curatore del blog  Prof 2.0, D’Avenia non ha mai nascosto la sua vocazione. Tutt’altro. Ne ha fatto un “cavallo di battaglia”. E la sua lezione sul celibato sarà uno dei temi che affronterà in “Ogni storia è una storia d’amore“, il suo ultimo libro in uscita il 31 ottobre.

“NON RINUNCIO ALL’AMORE”

«L’amore di coppia? Sto bene così — rispondeva al Corriere della Sera (2 giugno) — ho scelto di dedicare la mia vita ai ragazzi, a scuola e nel volontariato. Mantenere il celibato è una decisione che ho maturato nel tempo. Non significa rinunciare all’amore, ma viverlo seguendo altre strade, quelle dove mi porta la mia passione, raccontare e ascoltare storie, a scuola, in teatro, nei libri».

Poi puntualizza: «Non sono un filantropo e basta: la mia vita è piena del rapporto con Dio (ma non ho la vocazione sacerdotale) e il mio amore per lui, in fondo, ha un aspetto sentimentale: senza, non posso vivere».

“NON SONO UN SENTIMENTALISTA”

Al giornalista che prova a stuzzicarlo dicendo che forse la ragazza giusta deve ancora arrivare, lui risponde “inamovibile”. «Sono incantato dalla grazia femminile — la replica — ma Dio che è la fonte di quella grazia mi ha incantato ancora di più. Il mio non è idealismo, né sentimentalismo, né fuga dalla realtà. È un amore profondo, che cresce giorno per giorno e trabocca. E quando hai la fortuna di vivere un amore così, che fai? Te lo tieni stretto».

LE DOMANDE DEI SUOI STUDENTI

I primi a restare perplessi, ammette D’Avenia, sono i suoi studenti: «le loro reazioni vanno dal “che peccato” — e queste sono le ragazze — al “ma non ha voglia di una famiglia sua?”». E a quel punto risponde così: «Li guardo e dico: vi sembra che io non abbia dei figli?».

VIVERE SENZA SESSO

Quando l’argomento ricade sul sesso e come riesca a vivere senza, il prof dice loro, con grande serenità, che «raccontare l’incanto o il disincanto del sesso è raccontare l’amore. Noi facciamo l’amore come amiamo, il sesso rivela com’è la nostra capacità di amare. A volte fare l’amore è semplicemente dare una carezza».

Oggi, al contrario di ciò che si pensa, «vedo poca trasgressione, cioè capacità di andare oltre se stessi, di crescere. Essere fedeli è trasgressivo, essere gentili anche quando si è stanchi, chiedere scusa, sorprendere con un’attenzione inattesa è erotico».

 

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