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Fede Vs Ragione? Dan Brown è un furbo, ma noi non siamo scemi…

Dan Brown
Flickr de Web Summit
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Viene pubblicato Origin, quarto libro del romanziere del Codice da Vinci, più di 200 milioni di copie vendute nel mondo. In una conferenza stampa romana lo scrittore sciorina una serie di banali assurdità sul cristianesimo. Si impongono dunque alcune precisazioni.

E chiedo scusa se vengo meno al criterio proposto, cioè quello di non scomodare “autori serii” per rispondere a Dan Brown: mi sono concesso una parziale eccezione con Lewis proprio perché anche lui era un romanziere, e dunque il confronto sarebbe stato – sulla carta – ad armi pari. Ma come dicevamo per gli aedi, così pure per i romanzieri: Philipp Pullman potrà pure scrivere La bussola d’oro contro l’epica di Tolkien e contro la mitologia di Lewis – resta il fatto che Il signore degli anelli e Le cronache di Narnia sono capolavori che fanno scuola e La bussola d’oro è l’esercizio a tavolino di uno scrittore indispettito dallo splendore della verità cristiana in quelle opere.

Però Dan Brown, che pure dichiara di essere un inventore di storie

in Europa trovavo storia, arte, architettura su cui esercitare la mia fantasia

si atteggia a pensatore:

Io penso che, grazie alla diffusione mondiale che oggi Internet consente, entro qualche decina di anni non ci sarà più bisogno di credere nell’esistenza di un Dio. Oggi nessuno crede più in Zeus, Vulcano, Posidone [sic!]. Fra poco anche il Dio cristiano sarà relegato nei miti. Solo che in questo momento di passaggio, credo che scienziati e religiosi dovrebbero parlarsi, avere un dialogo. Per esempio, i credenti dovrebbero smettere di pensare che gli atei siano solo delle persone malvagie e corrotte.

Grazie a internet (sic!) presto non si crederà in Dio? E questo lo chiama “pensare”? Fortuna che Brown individua un termine tutto sommato a portata di vita umana: è appena più furbo degli invasati che ogni mese annunciano un’armageddon solo perché tra “qualche decina d’anni” lui sarà morto o giù di lì. Non sembra però più intelligente, se davvero ritiene che il Dio cristiano sia omogeneo a “Zeus, Vulcano [nella triade ci sarebbe stato meglio Efesto, ma sorvoliamo…, N.d.R.], Poseidone”: di quale di quegli “dèi falsi e bugiardi” si ricordano luogo e data di nascita? Quale di loro, anzi, è stato tanto decisivo nella storia umana da segnare col proprio avvento tutto il tempo, dividendolo in “prima” e “dopo” tanto irreversibilmente che anche i non cristiani parlano di “common era”? E ora sarà “internet” a smantellare tutto ciò? …in poche decine di anni!? È più sfacciato di una bugia elettorale!

Ma poi non si capisce di che parli, Brown, quando insiste sul “dialogo” da costruirsi tra “scienziati e religiosi”… qualcuno lo informi che nella maggior parte dei casi gli scienziati e i religiosi comunicano di continuo perché sono le identiche e medesime persone.

Viene il sospetto che Brown parli dei propri personaggi come se fossero gli abitanti del mondo vero… e in tal senso si capisce che un romanziere abbia facoltà (e anzi diritto!) di vaticinare tutte le assurdità che vuole sui propri mondi immaginari. Tale sospetto trova un’importante pezza d’appoggio nel surreale riferimento finale alla presunta credenza per la quale i cristiani riterrebbero gli atei “persone malvagie e corrotte”: ma di cosa parla costui?

Davanti a simili sproloqui si può forse ricordare che l’atea di origini ebraiche Rita Levi Montalcini – per citarne una a caso – fu non solo premio nobel per la fisiologia ma membro stabile della Pontificia accademia delle scienze?

E non potremo tacere il memorabile discorso di Giovanni Paolo II, che in occasione del centenario dalla nascita di Albert Einstein (scienziato credente – prenda nota Brown), concludendo il quale il Papa faceva sue le parole di Georges Lemaître (proprio il prete che ha formulato la teoria detta “del Big Bang” – prenda nota Brown):

Entrambi – lo scienziato credente e non-credente – si sforzano di decifrare il palinsesto di molteplici stratificazioni della natura dove le tracce delle diverse tappe della lunga evoluzione del mondo si sono sovrapposte e confuse. Il credente ha forse il vantaggio di sapere che l’enigma ha una soluzione, che la scrittura soggiacente è, alla fine dei conti, opera di un essere intelligente, dunque che il problema posto della natura è stato posto per essere risolto e che la sua difficoltà è indubbiamente proporzionale alla capacità presente o futura dell’umanità. Questo forse non gli darà nuove risorse nella sua indagine, ma contribuirà a mantenerlo in un sano ottimismo senza il quale uno sforzo costante non può mantenersi a lungo.

“Il palinsesto della natura”, “tappe della lunga evoluzione”… Possibile che nei “lunghi anni di ricerche” a zonzo per l’Europa (di cui Brown si riempie la bocca) non gli sia mai capitato di imbattersi in queste e altre innumerevoli pagine?

Chiedo scusa se non ce l’ho fatta a restare al livello di Brown: il fatto è che quando si parla seriamente di cristianesimo non esistono pesi mosca. Ma se proprio Brown non vuole mettersi a imparare onestamente come stanno le cose, proviamo a farlo noi, applicando allo scrittore l’ultima frase di Lemaître riportata da Giovanni Paolo II: uno sforzo costante – come quello dell’autore di Origin – non può mantenersi a lungo, senza “un sano ottimismo”. E probabilmente la facile prospettiva di crescere nel calibro di “autore da 200 milioni di copie nel mondo” – con annessa pingue aspettativa di prosperità finanziaria – è un’eccellente fonte di “sano ottimismo”.

Non lo prendiamo per scemo, Dan Brown, per il fatto che venda scemenze. Sappiamo che nulla di geniale può darsi in una simile attività ma, per campare a sbafo sull’ignoranza e sulla generale moria delle lettere, ciò che fa lui basta e avanza. Non lo prendiamo per scemo, quindi: ma non si pretenda che passiamo per scemi noi.

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