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Proteste per l’Ave Maria all’Università. E il vescovo si scusa (in modo ironico)

Young Woman at Church
Shutterstock
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Grande sconcerto all’Ateneo di Macerata quando la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici, interrompe la sua lezione e chiede agli studenti lì presenti chi volesse unirsi a lei per un “Ave Maria” in onore del centenario di Fatima. Presto detto, presto fatto, alcuni la assecondano, altri restano in silenzio. Apriti cielo! Sui social raffica di proteste.

Qualche collettivo si indigna parla di «limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi. Il Rettore sì, Francesco Adornato, è esplicito: «Si tratta di un atteggiamento assolutamente improprio e censurabile, mi scuso a nome dell’ateneo». Ma è il Vescovo che spiazza tutti scusandosi, ma a modo suo dalle colonne della radio diocesana:

Chiediamo scusa come credenti per aver destabilizzato la serenità di un’Università, ma il problema è la nostra poca fede. Chi dice almeno 50 Avemarie al giorno, cioè un rosario, tanti, molto più di quelli che vanno a Messa la domenica, non capisce tutta questa agitazione.

È che a dirne tante di Avemarie si comincia a pensare che valgano poco, che di fatto siano innocue. Che non creino problemi. Grazie perciò di cuore a chi ha protestato, a chi ci ha ricordato che la preghiera è una forza, una potenza che può mettere paura a qualcuno.

Grazie a chi crede più di noi credenti che quelle poche parole smuovano i monti e i cuori tanto da sconvolgere la loro vita. Grazie a chi ci ricorda che dire Ave Maria è salutare una donna morta 2000 anni fa credendo che è viva, in grado di pregare per noi e di operare per rendere la nostra vita più buona e vicina a Dio, tanto da aiutarci ad affrontare serenamente la morte.

Ma è la chiosa finale di monsignor Nazareno Marconi a farci balzare in piedi e applaudire: “Grazie fratelli non credenti e anticlericali perché ci avete ricordato quali tesori possediamo senza apprezzarne adeguatamente il valore e l’importanza”. Gioco, set, incontro.

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