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Siamo tutti figli adottivi di Dio

© Corinne MERCIER / CIRIC
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"Il paradosso del cristianesimo è questo: avere padri e madri e sorelle e fratelli che non rientrano nella famiglia ristretta"

Infine Paolo, terzo regalo. Si dice che dopo il tuo arrivo il papà si sia recato di nuovo dalla Madonna di Lourdes (presso la quale avevano chiesto la Grazia della genitorialità naturale, biologica) a spegnere il cero acceso sei anni prima (poco dopo il mio arrivo) ringraziando e affermando che 4 figli andavano più che bene! Tu che da piccolo praticamente sei stato il coccolino di casa, che tutti noi fratelli ricordiamo come il più capriccioso ora sei un uomo. Insegni alle scuole superiori. Ed ogni tanto penso ai tuoi alunni, a cosa pensano quando arrivi tu, un prof giovane, tatuato e spigliato. Tu lo sai di essere anche il più furbetto? Mentre io da sorella maggiore ho dovuto sudare per ottenere nuovi diritti e permessi dai genitori, tu hai avuto la strada spianata. Il tatuaggio che hai sull’avambraccio destro con la croce di Costantino (che doveva essere piccola pochi centimetri come avevi fatto credere alla mamma) ne è la prova schiacciante. Diciamo spesso scherzando che con te il papà e la mamma si sono rammolliti. Ma non è così. Hai avuto un’adolescenza travagliata, dimostrando a me, ma soprattutto a mamma e papà che ogni figlio (adottivo o biologico) è un mondo a sé, ha il suo percorso di crescita e di maturazione e che non serve essere adottati per vivere adolescenze difficili, appunto. Sei lo zio che vizia e gioca coi nipoti e che ha il tablet (l’unico tablet che gira vicino ai miei figli per ora).

Ed oltre a noi, i nostri genitori si sono fatti casa per i figli di altri genitori. E noi fratelli di altri fratelli. E figli di altri genitori. Il paradosso del cristianesimo è questo: avere padri e madri e sorelle e fratelli che non rientrano nella famiglia ristretta. Come un’accoglienza del cuore, un’ospitalità che deriva dal sentirsi accolti ed amati da Cristo, sempre e gratis. Ripenso ancora a noi, fratelli miei, alle buone radici, a quella base solida, che ci ha reso le donne e gli uomini di oggi. Non smettiamo mai di ringraziare i nostri genitori, per una cosa che ci hanno insegnato con la loro vita e con il loro esempio: prima di esserci padre e madre essi sono stati e sono tuttora figli, non solo di sangue ma soprattutto di cuore , del cuore di tanti amici/padri/madri che li hanno sostenuti, guidati e accompagnati (e tuttora lo fanno) nel loro cammino. Ma soprattutto si riconoscono figli di Dio. Ed ecco di nuovo l’esperienza che ci avvicina e ci rende più padri e più madri, più sorelle e più fratelli: che siamo tutti figli adottivi di Dio.

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